MUSICA NEL TEMPO (tre percorsi)
Riprendo dal post che avevo inserito qualche mese fa.
PERCORSO 1
Il percorso musicale che vi propongo con questo primo post è collegato, nei modi che indicherò volta a volta, allo studio della letteratura italiana del terzo anno.
Goliardi e clerici vagantes sono denominati gli studenti universitari che, nel basso medioevo, praticano la cosiddetta peregrinatio academica, spostandosi fra le varie università per seguire le lezioni dei professori più ricercati e quotati dell'epoca. Sono detti clerici in quanto prendono gli ordini minori, che garantiscono loro privilegi di tipo curiale, pur senza imporre doveri (nemmeno di officiare la messa). Al contesto universitario e quindi goliardico e dei clerici vagantes risale una raccolta di testi poetici noti come Carmina Burana, dal Codex Buranus (dal nome dell'Abbazia in Baviera dov'era conservato, mentre oggi è esposto nella biblioteca di stato di Monaco di Baviera), un manoscritto miniato, all'interno del quale sono riportati. Si tratta di 228 componimenti poetici, riportati su 112 fogli di pergamena decorati con otto miniature. Non tutti sono affiancati da musica, per quanto si pensi che fossero tutti destinati al canto, e si può ricostruire l'andamento melodico di soli 47 di essi. Il codice, suddiviso in sezioni, comprende componimenti di argomento satirico e morale, amoroso, bacchico e conviviale, moralistico e sacro. La maggior parte è scritta in latino, alcuni in alto tedesco medio, provenzale antico e maccheronico (misto di latino popolaresco, tedesco e francese). La componente goliardica si manifesta soprattutto sotto forma di sferzante e beffarda irrisione della morale ecclesiastica, dell'ipocrisia, della ricerca incessante di potere e ricchezza che contraddistingue praticamente ogni consesso umano.
Carl Orff è un compositore tedesco del novecento (Monaco di Baviera 1895-1982) che nel 1937 ha composto i Carmina Burana, una cantata scenica basata su 24 componimenti compresi nella raccolta di cui sopra. L'opera è strutturata in un prologo, cinque parti e un finale che ripete la prima sezione del prologo. La prima parte è una celebrazione della primavera (Primo vere), la seconda comprende brani in antico alto tedesco e si intitola Nel prato, la terza In taberna comprende brani in latino sulla vita sregolata, fra vino e gioco ai dadi, dei clerici, la quarta Cour d'amours inneggia all'amore sensuale, la quinta Biancofiore e Elena conclude la parte precedente e il finale, Fortuna imperatrix mundi riprende il brano iniziale.
Ecco il link per un'esecuzione del 2006 diretta da Jeffrey Thomas:
https://www.youtube.com/watch?v=GRjyxr1ysKw
PERCORSO 2
Lo stesso Iacopone che abbiamo ascoltato imprecare contro se stesso in quanto rappresentante di un'umanità che si è macchiata del peggior delitto, uccidere Cristo, trova parole e accenti delicatissimi per dar voce al dolore della Madre. La maiuscola non intende trasformarla in un simbolo: questo coinciderebbe con un travisamento. La donna de paradiso posta a inizio della lauda e protagonista di questo dramma è umana, reale, credibile nei suoi interventi incalzanti, che intercalano quelli del nunzio-narratore (Giovanni l'evangelista, il discepolo prediletto), di Gesù, della folla. Il testo è infatti una lauda drammatica una delle prime espressioni di teatro medievale, a contenuto religioso, destinata a essere inscenata sul sagrato delle chiese o direttamente all'interno, in corrispondenza dell'altare. I loci scenici si determinano così, nella spazio sacro o prospiciente al sacro, e riproducono scene del Nuovo Testamento come questa, dando luogo a una forma di coralità che è di per sé preghiera. Impossibile non sentire, come nel caso dei testi che vi ho proposto nell'ultima lezione, il sentimento del dolore della madre che deve assistere impotente a una tortura mortale e straziante e che non può fare nulla per il proprio figlio. Colpisce, soprattutto, l'universalità del grido e del pianto. Per aiutare nella lettura, evidenzio le diverse voci di questa lauda con colori differenti. In verde il nunzio, in azzurro la madonna, in rosso la folla, in giallo Cristo.
«Donna de Paradiso,
lo tuo figliolo è preso
Iesù Cristo beato.
Accurre, donna e vide
che la gente l’allide;
credo che lo s’occide,
tanto l’ò flagellato».
«Come essere porria,
che non fece follia,
Cristo, la spene mia,
om l’avesse pigliato?».
«Madonna, ello è traduto,
Iuda sì ll’à venduto;
trenta denar’ n’à auto,
fatto n’à gran mercato».
«Soccurri, Madalena,
ionta m’è adosso piena!
Cristo figlio se mena,
como è annunzïato».
«Soccurre, donna, adiuta,
cà ’l tuo figlio se sputa
e la gente lo muta;
òlo dato a Pilato».
«O Pilato, non fare
el figlio meo tormentare,
ch’eo te pòzzo mustrare
como a ttorto è accusato».
«Crucifige, crucifige!
Omo che se fa rege,
secondo la nostra lege
contradice al senato».
«Prego che mm’entennate,
nel meo dolor pensate!
Forsa mo vo mutate
de que avete pensato».
«Traiàn for li latruni,
che sian soi compagnuni;
de spine s’encoroni,
ché rege ss’è clamato!».
«O figlio, figlio, figlio,
figlio, amoroso giglio!
Figlio, chi dà consiglio
al cor me’ angustïato?
Figlio occhi iocundi,
figlio, co’ non respundi?
Figlio, perché t’ascundi
al petto o’ si lattato?».
«Madonna, ecco la croce,
che la gente l’aduce,
ove la vera luce
déi essere levato».
«O croce, e que farai?
El figlio meo torrai?
E que ci aponerai,
che no n’à en sé peccato?».
«Soccurri, plena de doglia,
cà ’l tuo figliol se spoglia;
la gente par che voglia
che sia martirizzato».
«Se i tollit’el vestire,
lassatelme vedere,
com’en crudel firire
tutto l’ò ensanguenato».
«Donna, la man li è presa,
ennella croc’è stesa;
con un bollon l’ò fesa,
tanto lo ’n cci ò ficcato.
L’altra mano se prende,
ennella croce se stende
e lo dolor s’accende,
ch’è plu multiplicato.
Donna, li pè se prènno
e clavellanse al lenno;
onne iontur’aprenno,
tutto l’ò sdenodato».
«Et eo comenzo el corrotto;
figlio, lo meo deporto,
figlio, chi me tt’à morto,
figlio meo dilicato?
Meglio aviriano fatto
ch’el cor m’avesser tratto,
ch’ennella croce è tratto,
stace descilïato!».
«O mamma, o’ n’èi venuta?
Mortal me dà’ feruta,
cà ’l tuo plagner me stuta,
ch’el veio sì afferato».
«Figlio, ch’eo m’aio anvito,
figlio, pat’e mmarito!
Figlio, chi tt’à firito?
Figlio, chi tt’à spogliato?».
«Mamma, perché te lagni?
Voglio che tu remagni,
che serve mei compagni,
ch’êl mondo aio aquistato».
«Figlio, questo non dire!
Voglio teco morire,
non me voglio partire
fin che mo ’n m’esc’ el fiato.
C’una aiàn sepultura,
figlio de mamma scura,
trovarse en afrantura
mat’e figlio affocato!».
«Mamma col core afflitto,
entro ’n le man’ te metto
de Ioanni, meo eletto;
sia to figlio appellato.
Ioanni, èsto mea mate:
tollila en caritate,
àginne pietate,
cà ’l core si à furato».
«Figlio, l’alma t’è ’scita,
figlio de la smarrita,
figlio de la sparita,
figlio attossecato!
Figlio bianco e vermiglio,
figlio senza simiglio,
figlio, e a ccui m’apiglio?
Figlio, pur m’ài lassato!
Figlio bianco e biondo,
figlio volto iocondo,
figlio, perché t’à el mondo,
figlio, cusì sprezzato?
Figlio dolc’e placente,
figlio de la dolente,
figlio àte la gente
mala mente trattato.
Ioanni, figlio novello,
morto s’è ’l tuo fratello.
Ora sento ’l coltello
che fo profitizzato.
Che moga figlio e mate
d’una morte afferrate,
trovarse abraccecate
mat’e figlio impiccato!».
- Stabat Mater dolorosa, duo in fa minore, Grave in
; - Cuius animam gementem, aria per soprano in do minore, Andante amoroso in 38;
- O quam tristis et afflicta, duo in sol minore, Larghetto in
; - Quae moerebat et dolebat, aria per contralto in mi♭ maggiore, Allegro giocoso in 24;
- Quis est homo, qui non fleret, duo in do minore, Largo in
, include la terzina seguente del testo, Quis non posset contristari, e si conclude con un duo in Allegro in 68 sul Pro peccatis suae gentis, sempre in do minore; - Vidit suum dulcem natum, aria per soprano in fa minore, duo in fa minore, A Tempo Giusto in
; - Eja, Mater, fons amoris, aria per contralto in do minore, Andantino in 38;
- Fac, ut ardeat cor meum, duo fugato in sol minore, Allegro in
; - Sancta Mater, istud agas, duo in mi♭ maggiore, A Tempo Giusto in
, include la quattro terzine seguenti del testo: Tue nati vulnerati, Fac me vere tecum flere, Juxta crucem tecum stare e Virgo virginum praeclara; - Fac, ut portem Christi mortem, aria per contralto in sol minore, Largo in
, include la terzina seguente, Fac me plagis vulnerari; - Inflammatus et accensus, duo in si♭ maggiore, Allegro ma non troppo in
, include la terzina seguente Fac me cruce custodiri; - Quando corpus morietur, duo in fa minore, Largo Assai in
; - Amen, duo fugato in fa minore, Presto Assai in

4 8 11 14 | Solo et pensoso i più deserti campi vo mesurando a passi tardi et lenti, et gli occhi porto per fuggire intenti ove vestigio human l’arena stampi. Altro schermo non trovo che mi scampi dal manifesto accorger de le genti, perché negli atti d’alegrezza spenti di fuor si legge com’io dentro avampi: sì ch’io mi credo omai che monti et piagge et fiumi et selve sappian di che tempre sia la mia vita, ch’è celata altrui. Ma pur sì aspre vie né sì selvagge cercar non so ch’Amor non venga sempre ragionando con meco, et io collui. |
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