SCUOLA DI POLITICA - PERCORSO 1

In questo primo percorso i termini destra, sinistra, centro, con i concetti correlati,  sono  studiati in prospettiva diacronica e sincronica, a seconda delle necessità esplicative. 

Destracentrosinistra. Sono termini che anche oggi utilizziamo per indicare sia le posizioni politiche parlamentari sia quelle degli elettoriPer indagare l’origine di questa associazione spaziale a idee e contenuti, che dovremo poi definire, è necessario come sempre occuparsi di etimologia e, contemporaneamente, di miti 

Al principio c’è il rex, quello che reggeregola, ordinariunisce in sé ius fas. Nella sua versione teocratica (prevalentemente orientale, nel mondo antico, ma presto ereditata, mutuata, da quello occidentale) il rex riproduce o è direttamente dio. Nella mitopoietica cristiana, biblica, la spazialità esprime connessioni morali e metafisiche: alla destra del dio padre siedono i giusti, e nelle sacre rappresentazioni medievali i loci, o topoivedono collocati gli angeli a destra e i demoni a sinistra, mentre il centro è sempre il locus divino 

Restando ancora nel campo della mitopoietica, ma valicando i secoli fino all’età moderna, è nel parlamento dei rivoluzionari francesi del 1789, quando si riunirono gli stati generali, che i conservatori (o moderati) si collocarono a destrasinistra i radicali e i rivoluzionari, mentre il centro ospitò quella che (significativamente e spregiativamente) si denominò palude Si delinea così uno schema che possiamo riassumere: a sinistra trovano espressione proposte rivoluzionarie, a destra la conservazione (preferita anche dal centro) oppure il ritorno al passato (restaurazionereazione). Rivoluzione e reazioneposso ulteriormente riassumere, sono quindi due termini opposti. Il radicalismo, invece si manifesta come un estremismo tanto nella versione rivoluzionaria quanto in quella reazionaria. 

La storia ottocentesca, inglese, francese in primo luogo, poi anche italiana, vede appunto radicarsi la polarizzazione sopra delineatala sinistra, in inglese i whigs ossia i  liberali, sostenitrice del cambiamento, del progressodella rivoluzione industriale, si oppone alla destra conservatrice, in inglese  i toriesnascono però via via anche varie sfumature: i radicalsin Inghilterra, sono più a sinistra dei liberals, e a inizio novecento daranno origine allo schieramento laburista (da labour, lavoro, con chiaro riferimento alla componente sociale, la classe lavoratrice, alla quale principalmente si rivolgono e che intendono soprattutto rappresentare) in Italia, alla fine del processo di unificazione, nel 1861, in parlamento siedono deputati della sinistra che riuniscono democratici mazziniani, garibaldinisocialisti,  mentre a destra gli eredi di Cavour e di Gioberti. Nel distinguo che si va qui definendo occorre inserire un’ulteriore precisazione: c’è una differenza sostanziale fra liberalismo e liberismo, in quanto il primo è una dottrina politica, il secondo una dottrina economica. Non si esclude, si è verificata, una coincidenza dei due in un’unica rappresentanza politica, ma essa non è inevitabile e espressioni di liberalismo si possono trovare sia a destra sia a sinistra, come pure il liberismo è stato ed è sostenuto e difeso tanto da forze di destra quanto da forze di sinistra. In sintesi, il liberalismo riconosce nello stato democratico una fonte di legittimità e di potere in grado di proteggere da totalitarismi di destra e di sinistra, mentre il liberismo assegna al libero mercato una funzione regolatrice dell’economia senza ingerenze, ma col sostegno, dello stato.  Infine, uno sguardo agli stati uniti d’America. Il sistema americano prevede un bipolarismo ancora più forte di quello britannico: i democratici rappresentano l’ala liberal progressista mentre i repubblicani quella conservatrice. L’anticomunismo è stato, più che l’antifascismo, per tutto il novecento e ancora oggi, una componente ideologica molto forte del pensiero americano: a inizio anni cinquanta, il senatore repubblicano Joseph McCarthy dà inizio a un periodo (durato una decina d’anni), noto come maccartismo o caccia alle streghe, mettendo sotto processo per presunta attività antiamericana ispirata a ideologia comunista, personaggi dello spettacolointellettuali, scienziati  alcuni dei quali (ad esempio l’attore e regista Charlie Chaplin) si allontanarono per sempre dagli stati uniti.   

Si capisce da questa prima ricostruzione che i termini destra e sinistra, e con loro quelli di liberismo e liberalismo, rispettivamente in economia e in politica, hanno avuto nella storia del pensiero politico un grande rilievo, soprattutto dal Settecento in avantiRestringo ora lo studio all’Italia, dove nei primi decenni del novecento si fa strada un movimento che, dopo aver partecipato attivamente alla resistenza antifascista (aderendo al CLN, comitato di liberazione nazionale) prende parte alla costituente (processo che porta al varo della costituzione italiana attualmente in vigore): tale movimento diventa un partito politico, che si denomina democrazia cristiana,   ha una matrice cattolica, interclassista, popolare e annovera fra i suoi padri fondatori Alcide De Gasperi, ripetutamente eletto presidente del consiglio dal 1944 al 1953. Sono anni in cui si estende alle donne il suffragio universale (amministrative del 1946), vengono elette 21 deputate, si procede al varo della costituzione (della commissione costituente fanno parte cinque deputate) e il primo presidente della neo repubblica è Enrico De Nicola (1946-’48), seguito da Luigi Einaudi, dal 1948 al 1955. 

Il quadro delle formazioni politiche in Italia all’indomani della II guerra mondiale si può così riassumere: il partito di centro più forte è la democrazia cristianaa sinistra il partito comunista e il partito socialista; a destra il movimento sociale italiano. Fra gli anni cinquanta e oggi, alcuni partiti sono scomparsi, hanno cambiato nome, ma nell’insieme   le formazioni partitiche si sono moltiplicate. Se inizialmente, procedendo da sinistra verso destra, oltre ai citati PCI, PSI, DC, MSI si aggiungevano il partito  socialista democraticorepubblicanoliberale (sigle: PSDI, PRI, PLI),  alle elezioni alla Camera del 2013 sono stati ammessi 184 contrassegni elettorali 

Ancora due importanti dati di contorno. La storia della repubblica italiana, che nasce con un referendum popolare nel 2 giugno del 1946, durante il quale vennero anche scelti i membri della costituente, è scandita per ora in due fasi: la I repubblica, che dura fino al 1994, e la seconda repubblica, tuttora in corso. Fra il 1992 e il 1994 una serie di processi (mani pulite il nome dato all’inchiesta che porta a tangentopoliun caso giudiziario di corruzione  di enorme portata che coinvolge  il mondo politico e imprenditoriale) determina uno scossone tale a livello parlamentare e di opinione pubblica, che si giustifica pienamente la denominazione del periodo inaugurato da tali eventi come seconda repubblica. 

La parte più complicata arriva ora, perché si tratta di entrare nel merito sia di orizzonti ideologici sia di prospettive di azione concreta connesse con gli orientamenti politici delineati.  La prima azione concreta richiesta a chi vive all'interno di una società, di uno stato (di solito aggiungiamo la qualifica democratico, consapevoli di quanto il concetto sia ormai variamente interpretato), coincide con il  diritto-dovere di votare, ma ha espressione anche nel quotidiano vivere all’interno di una società che ha determinate caratteristiche. A queste ultime  è richiesto (con sempre maggior consapevolezza e responsabilità man mano che si cresce) di aderire o non aderire, compiendo comunque una scelta consapevole e responsabile nell’una o nell’altra direzione. A proposito di aderire o non aderire, intendo che una società democratica, per definizione, prevede di consentire a chi ne è parte di partecipare a ogni sua scelta, discutendola e opponendosi eventualmente, manifestando così nelle forme e nei modi consentiti dalla legge la propria autodeterminazione e la propria libertà.  Posta questa premessa, piuttosto generale ma necessaria, posso tornare a precisare i contorni degli orizzonti ideologici riconducibili a destra  e sinistra.

Nell’orizzonte ideologico della sinistra si colloca al primo posto il principio dell’equità. Da intendersi come giustizia estesa a tutte le forme del sociale e come garanzia di vita degna di essere vissuta per tutti in quanto esseri umani, ma ancheestesamente, esseri viventiSinistra significa anche stato sociale e solidale, senso di una comunità che fonda il suo essere tale sulla condivisione dei problemi di tutti, sul supporto reciproco, sulla generosità nei riguardi di tutti gli abitanti della terra, senza preclusioni legate a nessun tipo di incasellamento, sia esso pertinente al sesso, all’etnia o ad altre variabili che si generino per via culturale più che naturale. 

Nell’orizzonte ideologico della destra particolarmente nella tradizione liberale e conservatrice, è centrale l'idea che l'individuo sia il principale artefice del proprio destino. La libertà viene intesa soprattutto come assenza di coercizione statale, come spazio per l'iniziativa personale e la responsabilità delle proprie scelte. Da questo deriva una visione della società come insieme di individui che prosperano o falliscono in base al proprio merito, talento e impegno. Lo stato dovrebbe garantire le regole del gioco ma interferire il meno possibile nelle scelte individuali. 

Si capisce che, trattandosi di una delineazione di orizzonti ideologici, all’interno di essi si manifestano molteplici sfumature. Soprattutto, però, a contare, sono poi gli esempi concreti di azione politica ispirata nell’una o nell’altra direzione. Ritorniamo allora alla storia. L’ideologia di sinistra ha un suo ideologo ottocentesco di spicco in Karl Marx, affiancato da Friedrich  Engels nella stesura del Capitale (1867), in cui si trova l’elaborazione del materialismo storico (tesi centrale: la società è modellata essenzialmente dalle forze di produzione). Il primo esempio di socialismo reale è la repubblica socialista sovietica frutto della rivoluzione bolscevica guidata, fra gli altri, da Lenin (1818 fondazione della repubblica sovietica  – 1824 morte di Lenin). In seguito, la rivoluzione cinese di Mao Zedong porta alla fondazione in Cina di un regime marxista leninista che Mao poi modifica ulteriormente procedendo con la rivoluzione culturale (e la stesura del libretto rosso).  

In Italia  il partito comunista, molto forte all’indomani della conclusione delle lotte partigiane durante le quali aveva collaborato con componenti cattoliche, liberali e socialiste, collabora al processo costituente, contribuendo alla stesura della Costituzione italiana tuttora vigente, e passa all’opposizione di governo dal momento in cui il presidente del consiglio incaricato, Alcide De Gasperi, obbedisce alle richieste americane di far entrare l’Italia nel patto atlantico (opposto al patto di Varsavia sovietico) purché il partito comunista non entri a far parte mai della compagine di governo (la polarizzazione segna l'inizio della guerra fredda). Il segretario del PCI, Palmiro Togliatti, contestualmente, rifiuta di disallinearsi dall’URSS di Stalin. Un momento di grave crisi del partito comunista si verifica nel 1956  quando i carri armati dell’Unione Sovietica, a fronte del divampare di una protesta antisovietica a Budapest, e alla minaccia di un’uscita dell’Ungheria dal patto di Varsavia,  intervengono pesantemente per ribadire l’appartenenza al loro blocco. Tra gli intellettuali italiani che presero da quel momento le distanze dal PCI, restituendo la tessera del partito, i cui capi restarono fedeli all’URSS, ricordo fra tutti Italo Calvino 

Nella storia italiana, il momento in cui ci si sarebbe avvicinati ad avere il partito comunista nella compagine di governo prende il nome di compromesso storico. Promotore di questo avvicinamento fra PCI e DC sarebbe stato, insieme ad altri, un leader democristiano, Aldo Moro, propenso a condividere il governo del paese con l’allora leader del PCI, Enrico Berlinguer. A interrompere clamorosamente il processo avviatosifu  il rapimento di Aldo Moro, rivendicato dalle Brigate Rosse (BR) nel 1978 e culminato con l’uccisione di quest’ultimo dopo 55 giorni di prigionia.  Il PC cambia poi nome nel corso del tempo e  si divide anche  al suo interno in tanti rivoli (PDS, DS, PD, l’ultimo nome; altre formazioni all’incirca riconducibili: rifondazione comunista, comunisti italiani, verdi, margherita, italia viva, alleanza verdi e sinistra o AVS) 

Per effettuare un raffronto paritario, passiamo al riferimento ideologico della destra. Un corrispettivo di Marx non esiste, ma esistono tanti referenti: da Julius Evola a Alain de Benoist, teorico negli anni settanta-ottanta di una nuova destra di ispirazione gramsciana (Antonio Gramsci  è un pensatore comunista)Quanto alle realizzazioni storiche del fascismo, nel novecento esso si afferma in Italia, in Spagna (con ifranchismodal nome del dittatore, il generale Francisco Franco, che governò in compresenza con la monarchia fino alla morte nel 1973) e col nazismo di Adolf Hitler in Germania.  

Quanto al  Movimento Sociale Italiano (MSI) nasce nel 1946 come partito che si richiama esplicitamente alla tradizione fascista, in un periodo in cui l'Italia sta costruendo la propria identità repubblicana e democratica sulle ceneri del ventennio mussoliniano. Fondato da Giorgio Almirante, reduce della repubblica sociale italiana di Salò, e da altri esponenti del fascismo, l'MSI si pone fin dall'inizio in una posizione di isolamento politico, escluso da qualsiasi coalizione di governo a causa della sua matrice ideologica (la cosiddetta conventio ad excludendum, che colpiva tanto il MSI quanto il PCI, seppure per ragioni opposte).

Nel corso dei decenni, il partito attraversa diverse fasi: inizialmente attestato su posizioni nostalgiche e di dura opposizione alla repubblica nata dalla resistenza, negli anni Settanta, sempre sotto la guida di Almirante, tenta un'apertura verso il centro cercando di presentarsi come forza conservatrice rispettabile (strategia della "destra nazionale"). Negli anni ottanta, con Gianfranco Fini, il partito prosegue questo percorso di moderazione.

La svolta definitiva avviene nel 1995 quando, nel contesto della crisi della prima repubblica, Fini scioglie il MSI e fonda Alleanza Nazionale, dichiarando superata l'eredità fascista e accettando i valori della democrazia costituzionale. Questa trasformazione permette alla destra post-fascista di entrare per la prima volta al governo con Silvio Berlusconi nel 1994 e poi nuovamente dal 2001 al 2006. 

Una variabile fondamentale, che modifica qualunque discorso ideologico serio si intenda condurre in merito al futuro della politica, da quella italiana a quella mondiale, tenendo conto degli schieramenti è rappresentato dalla forma economica dominante, ovvero il capitalismo. Non posso quindi evitare di inserire anche su questo un veloce focus storico.  

Le origini del capitalismo risalgono all’epoca medievale, in particolare alla mutazione dell’economia da feudale a mercantileavvenuta intorno alla seconda metà del XIII secolo, cui consegue la nascita di una nuova classe sociale, collocata tra il popolo da una  parte  e il clero e la nobiltà dall’altra, ovvero la borghesiaPer qualche secolo la borghesia, con tempistiche differenti nelle varie zone europee, e con il sostegno diretto e indiretto di ideologie anche religiose (come per esempio il calvinismo), rafforza il suo potere economico diventando motore del fenomeno dell’industrializzazione, potenzia il suo prestigio culturale partecipando da protagonista alla rivoluzione dei lumi, uno dei cui frutti politici è la rivoluzione francese. L’ottocento è il secolo in cui si realizza il trionfo della borghesia come classe in grado di competere con quelle tradizionalmente deputate all’esercizio del potere assoluto. In concomitanza con la sua ascesa, il sistema capitalista definisce le sue caratteristiche salienti, presenti ancora oggi: come suggerisce il nome, il capitaleproprietà privata e individuale, motore dell’economia, frutto di lavoro subordinato, si accresce tra l’altro grazie a investimenti che, da almeno cinquant'anni, sono sempre più realizzati nel sistema separato, rispetto al mercato reale, del mercato finanziario. Il capitalismo, infatti, è diventato finanziario nel senso che è sempre più direttamente e esclusivamente controllato da grandi gruppi finanziari e da banche d’investimento che operano sul mercato in modo speculativo. Ne consegue che, rispetto a una fase aurorale del capitalismo in cui i vantaggi di una produzione aumentata di merci e di beni si distribuivano, se non equamente, almeno in una certa misura anche fra i lavoratori che contribuivano a tale miglioramento, a una fase in cui ad arricchirsi sono esclusivamente gli speculatori e i proprietari (soprattutto di grandi gruppi industriali), dando così ragione delle crescenti sperequazioni ravvisabili nelle distribuzioni dei redditi a livello globale. Tutte le forze politiche operanti attualmente anche solo sulla scena nazionale devono quindi confrontarsi con questo tipo di scenario profondamente mutato anche rispetto all’analisi condotta nell'ottocento da Marx e Engels.  

 

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