POESIA RELIGIOSA MEDIEVALE - CONTESTO E TESTO
Il Basso medioevo ospita molti fenomeni di ambito storico-sociale ed economico che influenzano direttamente anche la produzione letteraria, nel senso di ispirarla e alimentarla, determinandone contenuti e orientandone la diffusione. Il primo fenomeno che abbiamo esaminato è il feudalesimo, che impronta di sé la letteratura cavalleresca (1100), poi quella cortese-cavalleresca e provenzale (fine XII-inizio del XIII secolo), passando attraverso corti del nord (lingua d'oil), del sud (lingua d'oc) della Francia, poi anche in Italia del sud (la corte siciliana di Federico II di Svevia nella prima metà del XIII), del centro e del nord d'Italia, dove si diffonde la lingua del sì in diverse forme dialettali, dal siciliano illustre, al toscano, all'umbro, al bolognese. Nella seconda metà del XIII il feudalesimo ormai in decadenza lascia spazio alla nuova realtà comunale, dominante fino alla prima metà del secolo successivo, quando si delinea una nuova trasformazione: quella dei comuni in signorie, forme prevalenti del potere in preparazione di quella che, nella scansione storica, si definisce età moderna o della formazione degli Stati moderni. L'intero periodo è anche segnato dalle permanenti lotte fra poteri universali come l'impero e la chiesa, entrambi in crisi a inizio del XIV secolo, quando Dante registrerà (con dolore personale) la disfatta del sogno di ripristino del sacro romano impero durante la discesa in Italia dell'imperatore Arrigo VII, terminata con l'improvvisa morte di quest'ultimo nel 1308. Se per ora le strutture portanti della società che esercitano un'influenza sulla letteratura nel duplice senso identificato poco sopra ci sono sembrati essere feudalesimo e comuni, poi anche chiesa e impero, ora introduciamo un'altra componente, che finora abbiamo solo sfiorato di passaggio. Il monachesimo. Non ripeto quanto abbiamo già visto nella carrellata che ci ha portati a ricostruirne la storia da oriente a occidente. Arrivo subito al momento che ci interessa, ovvero alla nescita degli ordini mendicanti, ovvero ordini monastici che rispondono a una precisa esigenza, volontà, di ritornare a, ribadire, l'essenza del messaggio evangelico e cristiano a fronte di una riconosciuta decadenza dei costumi ecclesiastici, tale da suggerire addirittura un tradimento delle istanze originarie del cristianesimo, così come delineato dal suo fondatore, Gesù detto il Cristo, e dai suoi principali diffusori nel I secolo, gli evangelisti e l'apostolo Paolo. Come sempre nel caso di fenomeni di ampia portata come questo, destinato a incidere profondamente nella società e nella cultura, è fondamentale riconoscere quali convergenze di forze li abbiano prodotti: oltre all'esigenza già segnalata di ripristino della qualità originaria del pensiero cristiano, va segnalata anche l'urgenza (percepita dalle gerarchie ecclesiastiche, più che dal basso) di tutelare la dottrina, la lettera del cristianesimo da quelle che erano percepite come indebite contaminazioni ovvero le eresie. Vi ricordo, a questo proposito, che il termine eresie nel pensiero antico individuava semplicemente correnti di pensiero diverse, non divergenti o, peggio ancora, errate rispetto a una dottrina ritenuta come unica vera. Il concetto di eresia come errore strettamente connesso proprio al Concilio di Nicea in cui, nel 325, anche per volontà di Costantino, viene fissato un credo, ossia un dogma relativo alla fede in Dio, rispetto al quale qualsiasi interpretazione o peggio deviazione rappresenta un sacrilegio, una postura ideologica da combattere in tutti i modi possibili. Il problema delle eresie sorge quindi molto originariamente e si amplifica nei secoli del Basso Medioevo, arrivando a saldarsi con una diffusa, talora generica, insofferenza nei confronti di costumi del clero percepiti come contrari rispetto al messaggio e al modello della vita di Cristo. Gli ordini mendicanti che prendono il nome dai due fondatori canonizzati, rispettivamente Domenico con i domenicani e Francesco con i francescani, nascono l'uno nel 1223 e il secondo nel 1216, con l'approvazione del papa Onorio III, al quale sottopongono la loro Regola. Ad accomunarli, quindi, è la circostanza di rispondere entrambi a un disegno di autocorrezione della Chiesa ufficiale, animata dalla convinzione che fosse necessario procedere a una moralizzazione attraverso la quale impedire alle correnti più critiche (e fondamentalmente alle eresie) di trovare adesioni, moltiplicare adepti, sottrarre autorità e credibilità all'intera istituzione. A differenziare i due ordini è invece una vocazione che si manifesta fin dall'inizio nel caso dei domenicani a approfondire gli studi e l'esegesi delle fonti bibliche, in quello dei francescani a predicare in mezzo al popolo e a praticare proselitismo attraverso la parola, il verbo di Dio diffuso in modo semplice e diretto. Sul breve e sul lungo periodo la vocazione differente si manifesta in modo significativo: i domenicani diventano i principali esecutori della Santa Inquisizione, mentre i francescani si scindono in due tronconi, i conventuali e gli spirituali, più rilassati nell'interpretazione della Regola i primi, più rigorosi i secondi.
TESTI DI RIFERIMENTO: Il cantico di frate sole, pp. 102-105
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