GUERRA E AMORE - lezioni per punti e integrale (fino a Chrétien de Troyes)

Guerra e Amore nella Letteratura

  • Guerra e amore sono temi originari della letteratura, da Omero al periodo medievale, cantati attraverso epica e lirica
  • Nel pantheon greco-romano sono rappresentati da Ares-Marte (guerra) e Afrodite-Venere (amore)

Le Chansons de Geste (XI-XIII secolo)

  • Nascono nel nord della Francia (Bretagna e Normandia) in lingua d'oil
  • Sono canzoni di gesta guerriere ispirate a eventi del VIII-IX secolo, epoca di Carlo Magno
  • Caratteristiche formali: lasse assonanzate (non rimate), trasmesse oralmente con semplici melodie, formule stereotipate per la memorizzazione
  • Autori e diffusione: cantori di varia estrazione (clerici o giullari), che giravano di corte in corte e di piazza in piazza

Carlo Magno: dalla Storia al Mito

  • Figura storica (742-814): figlio di Pipino il Breve, fondatore del Sacro Romano Impero, promotore della rinascita carolingia
  • Trasformazione mitica: diventa eroe della cristianità, anacronisticamente associato alle crociate (storicamente iniziate nel 1096-1099, circa 300 anni dopo)
  • Il mito riflette lo spirito dell'epoca feudale del basso medioevo, non quello del tempo storico di Carlo Magno

La Chanson de Roland (XII secolo)

  • Ciclo carolingio più importante, diffuso ovunque dai poeti girovaghi
  • Nucleo storico: nel 778 Carlo fu assalito da predoni baschi che sterminarono la retroguardia
  • Versione mitica: Orlando guida la retroguardia contro i saraceni a Roncisvalle, combatte strenuamente evitando di suonare l'olifante per non mettere a rischio il re, viene soccorso dall'arcangelo Gabriele
  • Temi dominanti: guerra, morte, tradimento, religione (con elementi agiografici). Assenza totale di tematiche amorose

Il Romanzo Cortese-Cavalleresco (XII secolo)

  • Evoluzione delle chansons de geste dove guerra e amore si coniugano
  • Caratteristiche formali: in versi (ottonari a rima baciata), in lingua d'oil, struttura di poemetto (non il romanzo moderno in prosa)
  • Fonti: miti antichi o racconti bretoni (re Artù, Ginevra, cavalieri della Tavola Rotonda)

Chrétien de Troyes

  • Chierico vissuto alla corte di Maria di Champagne
  • Autore di canzoni d'amore e cinque romanzi cortesi-cavallereschi
  • Si ispira a Goffredo di Monmouth (Storia dei re di Britannia e Vita di Merlino, 1135 circa)

Lancillotto o il Cavaliere della Carretta

Trama principale:

  • Ginevra, moglie di re Artù, è rapita da Meleagant, figlio del re di Gorre
  • Lancillotto, segretamente innamorato di lei, affronta prove per liberarla
  • Accetta l'onta di salire sulla carretta dei condannati (dopo un'esitazione)
  • Ginevra si adira per la sua esitazione iniziale
  • Lancillotto combatte Meleagant; quando si diffonde la falsa notizia della sua morte, Ginevra si pente
  • I due amanti trascorrono una notte d'amore dopo un sacrificio di sangue
  • Lancillotto deve riportare Ginevra al legittimo sovrano Artù

Significato:

  • Il romanzo contiene tutti gli elementi per comprendere l'amor cortese, forma specifica di amore nel sistema delle corti feudali

Che la guerra e l'amore siano argomenti originari della storia della letteratura è un fatto accertato e dimostrabile. Da Omero al periodo medievale corre un filo ininterrotto di storie che riguardano principalmente questi due ambiti. I generi incaricati  di cantarli o raccontarli sono l'epica e la lirica, monodica o corale che sia. Ed è tutto un fiorire di immaginazioni, senza dubbio ispirate dalla realtà, che evocano lotte furibonde dalle quali sono venute distruzioni e rinascite,  incontri desiderati e coronati dal successo fra amanti che si sono piaciuti, rincorsi, abbandonati. Nel pantheon greco-romano guerra e amore hanno assunto le forme di due divinità: Ares-Marte e Afrodite-Venere, tra i quali tra l'altro nasce a un certo punto un amore. Adultero e pericoloso, dal momento che il coniuge geloso della bellissima nata dalla spuma del mare è il nerboruto e iracondo Vulcano, incendiario e vendicativo. Proprio questi miti originari possono ispirare i nostri primi passi nelle immaginazioni medievali che s'intessono su questi temi. Da loro mi faccio guidare per questo inizio del nostro percorso. 

Siamo nel nord della Francia fra l'XI e il XIII secolo, dunque dopo la svolta dell'anno 1000 e già nel basso medioevo. In quella zona del nord, che coincide con Bretagna e Normandia, si parla la lingua romanza d'oil, una delle due ramificazioni del francese. In questo idioma e in questa zona nascono le chansons de geste, canzoni di gesta, da intendere come gesta guerriere. A ispirare questa letteratura, il cui nume tutelare è evidentemente Marte, sono eventi accaduti ormai tre-quattrocento anni prima, nel VIII-IX secolo,  all'epoca di Carlo Magno, il fondatore di un redivivo impero romano ribattezzato sacro romano impero. Carlo Magno è una figura storica che diventa, in un breve lasso di tempo, un mito. Per lui, nella memoria, si registra quindi un passaggio, che ora delineo brevemente. Come figura storica nasce nel 742 da Pipino il Breve e Bertrada di Laon, eredita il regno dei franchi dal padre, lo condivide brevemente con un fratello che muore misteriosamente,   poi lo estende conquistando i longobardi e vasti territori del nord fino a creare il sacro romano impero, che conclude  definitivamente l'esperienza dei regni romano-barbarici. Sotto il suo nome (fino alla morte avvenuta nell'814) avviene la rinascita carolingia e l'impero rimane unito e si trasmette per via ereditaria al figlio, Ludovico il Pio, per poi dividersi in tre territori alla morte di quest'ultimo, che lascia tre figli a spartirsi questa imponente entità territoriale. Il mito, come ho detto nato precocemente ma a distanza di due secoli dalla storia vera, elabora la vicenda esistenziale di Carlo Magno in modo da renderlo un eroe della cristianità. Per farlo, con un'incuranza dei dati di realtà alla quale il mito ci ha da sempre abituati, propenso com'è a praticare anacronismi, anticipa di duecento anni la fase in cui la cristianità si attiva in una contesa destinata a produrre molteplici effetti (e nemmeno tutti solo sanguinosi) sui popoli di questa zona del mondo: si tratta delle crociate, che oppongono cristiani e musulmani su terreni prevalentemente, ma non solo,  europei, dalla Spagna, alla Francia, all'Italia. Dunque la mitopoietica relativa a Carlo Magno lo rende promotore, nel momento in cui, fra XI e XIII secolo, nascono i racconti dei cicli delle chansons de geste in lingua d'oil, delle crociate, la prima delle quali storicamente risale al 1096-1099, invocata dal papa Urbano II e condotta da numerosi nobili feudatari cattolici d'Europa fino alla conquista di Gerusalemme. Quest'ultimo dettaglio rende conto di quello che noi osserviamo leggendo i racconti dell'epopea bretone: sono  espressione di quello che, studiando le fonti storiche, ci pare essere lo spirito dell'epoca feudale, nonché gli usi e i costumi di questo mondo. L'anacronismo, operando nel mito, compie queste trasformazioni: Carlo Magno e i suoi paladini di Francia (Orlando è uno dei tanti, per quanto quello reso più celebre dalla ripresa rinascimentale di cui parlerò tra poco)  non sono rappresentativi del loro tempo ma di un'epoca posteriore, quel basso medioevo a ridosso dell'anno 1000 in cui le loro storie inventate hanno iniziato a essere cantate. 

Al canto, dunque, rivolgiamo la nostra attenzione, per portare avanti il discorso. Le chanson de geste si sono dapprima trasmesse solo oralmente, sotto forma di canti accompagnati da semplici melodie. Si trattava precisamente di lasse (strofe) assonanzate ossia che potevano risuonare per via di vocali, ma senza rimare. Comuni, in queste composizioni, degli accorgimenti che risalgono addirittura ai poemi omerici (anch'essi trasmessi oralmente in origine), ossia le formule stereotipate, utili alla memorizzazione. Non è facile orientarsi tra le teorie e ipotesi che nel tempo si sono fatte sugli autori di questi componimenti: i cantori erano molti, di varia estrazione e cultura, giravano di corte in corte (proprio come ci risulta per gli aedi omerici) ma anche di piazza in piazza, potevano essere clerici oppure laici, e in questo caso probabilmente è più opportuno identificarli come giullari (anch'essi di difficile delineazione). Le canzoni sono poi state via via raggruppate in cicli, collegati con singole famiglie di nobili e si sono arricchite di temi, all'origine quasi esclusivamente concentrati sulla guerra e sulla religione, arrivando alla fine a accogliere nella trama narrativa il nostro secondo tema principale ovvero l'amore. 

A dominare, non solo per noi che ci concentreremo proprio su di lui, il panorama della produzione dei cantari è il ciclo carolingio, e in particolare la Chanson de Roland. Alla sua fortuna concorrono senz'altro moltissimo i poeti girovaghi, che lo portano nelle piazze, da nord a sud, lasciandone tracce praticamente ovunque: tracce destinate a ulteriori e inattese fioriture, se pensiamo che quel capolavoro dell'epoca rinascimentale che s'intitola Orlando furioso, concepito da Ludovico Ariosto, ai   semi lontani dei cantari deve la sua esistenza letteraria. La prima diffusione del mito di Orlando (questa la traduzione di Roland) avviene nel XII secolo e pone al suo centro una storia che potrebbe anche avere un nucleo di verità: re Carlo, nel 778 (prima quindi di essere incoronato imperatore), stava tornando da una spedizione in Spagna, quando venne assalito da una banda di predoni baschi che isolarono e sterminarono la sua retroguardia. Tracce di un personaggio che potrebbe poi arrivare a corrispondere a quello di Orlando e alla funzione che svolge nel racconto mitico, nel nucleo storico non se ne trovano. Il cantare, invece, tesse una vicenda in cui il contesto è totalmente  modificato. Carlo è in guerra con i musulmani di Spagna e del suo esercito fa parte un paladino fortissimo e valorosissimo, Orlando, che guida la retroguardia. A Roncisvalle, nelle gole dei Pirenei, avviene un assalto saraceno che prende di mira proprio questa parte dell'esercito, distanziata dal resto. Orlando e i suoi combattono strenuamente, il paladino evita di suonare il corno (l'olifante) che potrebbe richiamare il resto dell'esercito e il re ma li metterebbe a repentaglio, e subisce fino al fondo un massacro, che verrà più tardi vendicato dal sovrano. 

Non c'è traccia, in questa vicenda, di nessuna tematica amorosa. Guerra e morte (nelle pieghe del racconto, che non ho intenzione di esaminare ma a cui accenno soltanto, si affaccia anche il tradimento) sono le dominatrici insieme alla religione. Orlando infatti combatte fino all'ultimo senza chiedere aiuti, ma alla fine suona il suo olifante e dal cielo scende l'arcangelo Gabriele. Nel cantare si insinua quindi anche l'agiografia, e la storia si conclude gloriosamente (per farsene un'idea, pp. 43-47 del libro di testo). Noi però adesso vogliamo puntare direttamente verso quello che è il primo passaggio da una forma narrativa come le chansons de geste a qualcosa di un po' differente. Si tratta del romanzo cortese-cavalleresco, che non esisterebbe senza questo precedente e nel quale guerra e amore arrivano finalmente a coniugarsi. La sua prima apparizione è documentata nel XII secolo e, per noi, si riassumerà in un unico autore: Chrétien de Troyes, un chierico (il termine coincide con ecclesiastico ma indica anche estesamente un dotto, dal momento che l'accesso alla cultura era prevalentemente detenuto dalla chiesa) vissuto a lungo alla corte di Maria di Champagne, figlia del re di Francia Luigi il Giovane, e autore di canzoni d'amore alla maniera dei trovatori provenzali e di cinque romanzi cortesi-cavallereschi. Il termine romanzo non deve fuorviare: niente a che vedere con il genere letterario in prosa che nasce in età moderna e che, in multiple declinazioni, conosciamo ancora oggi. Il roman cortese-cavalleresco è sempre in lingua d'oil,  è in versi (ha quindi più le caratteristiche di un poemetto, in ottonari a  rima baciata) e, per quanto riguarda i contenuti, si ispira o ai miti antichi oppure (è il caso di Lancillotto di cui ci occuperemo principalmente) a racconti mitici di origine bretone (Francia settentrionale, Inghilterra) che raccontano del sovrano Artù, di sua moglie Ginevra, dei cavalieri della tavola rotonda, tra cui spiccano i nomi di Lancillotto e di Perceval. 

Per quanto riguarda la materia mitica di cui si serve anche Chrétien de Troyes per i suoi romanzi, responsabile di una originaria raccolta è Goffredo di Monmouth, che all'inizio del XII secolo (1135 circa) redige una Storia dei re di Britannia e una Vita di Merlino entrambi in latino. Delineo ora l'unica storia della quale ci occuperemo direttamente, leggendo anche qualche passaggio del testo, ovvero quella di Lancillotto o il cavaliere della carretta. Ginevra, moglie di re Artù è stata rapita da Meleagant, figlio del re di Gorre, una terra alla quale è difficile accedere e da cui nessuno straniero è mai riuscito a ritornare. Per la sua liberazione si cimentano in tanti cavalieri, tra cui uno che non rivela subito il suo nome ma risulterà poi essere Lancillotto, fedelmente innamorato di lei.  Lungo il cammino verso la terra in cui Ginevra è prigioniera, Lancillotto s'imbatte in un nano, che gli propone di aiutarlo nell'impresa, a patto che accetti di salire sulla carretta (di qui il titolo) dei condannati a morte, patendo l'onta di una degradazione di fronte a tutti. Lancillotto esita, ma poi accetta. Lo attendono comunque molte prove (scontri con cavalieri, enigmi da risolvere), prima di riuscire ad accedere alla dimora in cui Meleagant la tiene prigioniera e sorvegliata. Lì, sorprendentemente, Ginevra si rivela molto adirata con lui (che pure è arrivato per salvarla) per il fatto che abbia esitato prima di salire sulla carretta del nano. Quando però, dopo aver combattuto contro Meleagant, Lancillotto sembra essere stato ferito a morte e la notizia di questo evento raggiunge la regina, questa si pente amaramente di essere stata crudele con lui. Lancillotto, che non è morto, la raggiunge e, non senza aver ancora compiuto una sorta di sacrificio di sangue per lei (letteralmente, lo leggiamo alle pp. 53-56 del testo) trascorre una magnifica notte d'amore. 

La storia prosegue ancora, dato che Lancillotto deve comunque riportare Ginevra al suo legittimo sovrano, ma noi abbiamo ormai a disposizione  tutti gli elementi per poter procedere a un commento attraverso il quale ricostruire le caratteristiche dell'amor cortese, quella specifica forma di amore che trova spazio ideologico e narrativo nel sistema delle corti feudali dove operano autori come Chrétien. 






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