LA STRUTTURA DEL MONDO ULTRATERRENO - lezione per punti e integrale
Collocazione terrestre
- La selva oscura si trova nell'emisfero settentrionale (boreale)
- Il viaggio inizia con il sole visibile sul colle, ma dal canto II in poi si svolge completamente nel sottosuolo
Struttura dell'inferno
- Baratro a forma di imbuto che si restringe progressivamente
- Si estende per 32 canti sotto terra, senza luce solare
- Dimensioni e numero di anime smisurate
Origine cosmogonica
- Il baratro infernale fu creato dalla caduta di Lucifero, l'angelo ribelle cacciato dal cielo per la sua arroganza
- La stessa caduta causò l'emersione del monte del purgatorio nell'emisfero australe
- Lucifero è conficcato al centro della Terra ("gran vermo")
Uscita dall'inferno
- Dante e Virgilio escono tramite una "capriola"
- Riemergono nell'emisfero opposto, sulla spiaggia dell'isola del purgatorio
- Il colle del canto I è solo un miraggio del Purgatorio, impossibile in quella posizione
Origini concettuali
- Visione tolemaica: Terra al centro dell'universo
- Nove cieli/pianeti ruotano intorno alla Terra
- Movimento trasmesso da Dio (motore immobile) secondo la visione tomistica/aristotelica
- L'Empireo è il cielo più alto, sede di Dio e dei beati
I tre regni ultraterreni:
- inferno e paradiso: eterni
- purgatorio: temporaneo, cesserà di esistere dopo il Giudizio Universale
- Due regni dentro/sulla Terra, uno sopra di essa
- Dopo il Giudizio: resurrezione dei corpi (sinolo = unione di anima e corpo)
Ecco una sintesi per punti:
Struttura generale dei tre regni
- Inferno, Purgatorio e Paradiso sono suddivisi internamente secondo criteri didascalici
- La suddivisione serve a rendere comprensibile il percorso di apprendimento del protagonista
- Il viaggio è iniziatico: conoscere il peccato, le vie della purificazione e la glorificazione delle virtù
Inferno - 9 cerchi
- Antinferno
- Limbo (I cerchio)
- Cerchi II-V: peccati capitali (lussuria, golosità, avarizia e prodigalità, iracondia e accidia)
- Cerchi successivi: eresia, violenza, fraudolenza, tradimento
Purgatorio - 7 cornici + antipurgatorio
- Forma di monte su un'isola
- Antipurgatorio (spiaggia)
- 7 cornici corrispondenti ai peccati capitali in ordine inverso rispetto all'inferno (dal più grave al meno grave): superbia, invidia, iracondia, accidia, avarizia e prodigalità, golosità, lussuria
Paradiso - 9 cieli
- Struttura a sfere concentriche
- Anime raggruppate per virtù prevalente
- Eccezione: I cielo (Luna) ospita anime che non hanno rispettato i voti per costrizione esterna
Il mondo ultraterreno si modella mentre si legge la Divina commedia: un'operazione in cui è fortemente coinvolta l'immaginazione non solo autoriale, ma anche la vostra. Non voglio quindi togliervi del tutto il piacere di lasciare che le trovate dantesche vi sorprendano a tempo debito e non siano tutte anticipate da una minuziosa descrizione preliminare. Qualche elemento topografico, e cosmologico, però, ve lo fornisco, limitandomi all'essenziale.
Ci troviamo sulla Terra, precisamente nell'emisfero settentrionale o boreale, in prossimità di Gerusalemme. Il cielo al di sopra della selva oscura è insomma lo stesso (o quasi) che vediamo noi oggi, per quanto trasposto a 725 anni or sono, una manciata di nanosecondi, nell'ampiezza smisurata del tempo cosmico. In questo cielo, abbiamo avuto modo di cogliere nelle terzine del primo canto, splende un sole che illumina le pendici del colle su cui l'agens vorrebbe salire, non ne fosse impedito dalle tre fiere. Poi gli eventi precipitano, il tempo passa, ed è ormai sera quando all'inizio del II canto un agens molto preoccupato di quello che lo attende, si rivolge a Virgilio per essere rassicurato sul senso della missione. Dal momento in cui ha davvero inizio il cammino, ossia dalla fine di questo II canto che ci ha condotti al termine di una giornata, non vedremo più il sole: il viaggio, per i rimanenti trentadue canti, si svolge interamente nel sottosuolo, in un baratro a forma di imbuto (si restringe sempre di più, anche se resta di dimensioni smisurate e ospita un numero altrettanto smisurato di anime), che si spalanca nel sottosuolo della città santa per eccellenza e che è stato prodotto da un evento metafisico originario. Quest'ultimo è parte integrante della topografia inventata da Dante per ambientare la sua Commedia e coincide con la cacciata dal cielo dell'angelo ribelle, l'angelo più bello di tutti, Lucifero, il portatore di luce, da parte di Dio che punisce così la sua arroganza. Pur essendo stato dotato di virtù superiori a tutti gli altri, invece di manifestare riconoscenza al creatore, Lucifero osa sfidarlo per essere come lui. La caduta di Lucifero, scagliato dall'alto dei cieli, avrebbe quindi prodotto il baratro infernale e, concatenato, anche l'evento geologico dell'emersione nell'emisfero australe del monte-isola del purgatorio, esattamente agli antipodi di Gerusalemme. Proprio al centro della Terra è conficcato Lucifero medesimo, il gran vermo come lo definisce qualche volta l'auctor, e la fuoriuscita dall'inferno di Dante e Virgilio avviene per via dia una capriola, che permette loro di affiorare dalla parte giusta nell'altro emisfero, sulla spiaggia dell'isola del monte purgatorio, dove rivedranno di nuovo le stelle (ultima parola di ogni cantica) e anche il sole, dato che il purgatorio è soggetto al tempo terrestre. Vista la posizione di questo regno, appare a questo punto evidente perché, in merito al colle che l'agens tenta di scalare all'inizio del viaggio, non si possa che parlare di un miraggio del purgatorio medesimo, che non potrebbe assolutamente trovarsi in quel punto.
Proseguendo in questa descrizione a grandi linee, il cosmo dantesco prevede che la Terra sia situata al centro dell'universo (visione tolemaica) e che intorno a essa ruotino nove cieli, corrispondenti ad altrettanti pianeti (con una certa confusione nella definizione dei medesimi, dato che nell'elenco compare la Luna, alcuni pianeti, il Sole e poi le Stelle Fisse). La rotazione dei cieli, però, ci interessa in quanto rappresenta una traduzione visiva di quello che Aristotele/Tommaso (visione tomistica) riteneva essere il modo in cui il movimento si propagherebbe nell'universo a partire da un motore immobile (Dio) che trasmette il movimento ai cieli, partendo dal più veloce al più lento, quello che circonda la Terra. Il cielo più alto, ma anche il paradiso nel suo insieme, rappresenta l'empireo, dove hanno sede Dio e tutti i beati. I regni ultraterreni, quindi, sono tre: due si trovano dentro/sulla Terra, il terzo al di sopra di essa. Inoltre due regni sono eterni (l'inferno e il paradiso) mentre uno è temporaneo, il purgatorio, destinato a esaurirsi dopo il giudizio universale, quando Dio deciderà definitivamente dannati e beati, e tutti quanti recupereranno le loro spoglie mortali, per tornare a essere quell'unione compiuta di anima e corpo (teoria della resurrezione dei corpi) che si denomina sinolo nel linguaggio dell'aristotelismo.
Inferno, purgatorio e paradiso sono al loro interno suddivisi. Tale suddivisione, adattata alle specificità del luogo (lo vedremo in seguito) risponde a esigenze didascaliche: l'agens compie un viaggio nel mondo ultraterreno che coincide con una missione, al culmine della quale si colloca un messaggio di salvezza. Si tratta di un percorso di apprendimento, di un viaggio iniziatico, che prevede di conoscere fino in fondo il peccato (in tutte le sue possibili manifestazioni), le vie della purificazione e infine la glorificazione delle virtù. Le divisioni interne dei tre regni servono quindi a rendere più chiaro e comprensibile quello che è bene apprendere per evitare la dannazione e accedere alla beatitudine. L'inferno si presenta quindi suddiviso in 9 zone, dette cerchi, che comprendono: un antinferno, il limbo (I cerchio) e successivamente altri 8 cerchi distinti in quelli dedicati ad alcuni dei peccati capitali (lussuria, golosità, avarizia e prodigalità, iracondia e accidia), all'eresia, alla violenza, alla fraudolenza e al tradimento. Il purgatorio, data la forma di monte che s'innalza su un'isola, dopo una parte di antipurgatorio che corrisponde alla spiaggia, è suddiviso in cornici, in numero di 7, coincidenti con i peccati capitali, disposti in ordine inverso rispetto all'inferno (quindi dal più grave al meno grave: superbia, invidia, iracondia, accidia, avarizia e prodigalità, golosità e lussuria). Infine il paradiso, data la struttura a sfere concentriche, predispone all'incontro con anime raggruppate nei nove cieli per via della loro virtù prevalente, con l'unica eccezione del primo cielo, quello della Luna, che ospita anime che sono venute meno ai voti a causa di una costrizione esterna.
3) Il mondo ultraterreno si modella mentre si legge la Divina commedia: un'operazione in cui è fortemente coinvolta l'immaginazione non solo autoriale, ma anche la vostra. Non voglio quindi togliervi del tutto il piacere di lasciare che le trovate dantesche vi sorprendano a tempo debito e non siano tutte anticipate da una minuziosa descrizione preliminare. Qualche elemento topografico, e cosmologico, però, ve lo fornisco, limitandomi all'essenziale.
Ci troviamo sulla Terra, precisamente nell'emisfero settentrionale o boreale, in prossimità di Gerusalemme. Il cielo al di sopra della selva oscura è insomma lo stesso (o quasi) che vediamo noi oggi, per quanto trasposto a 725 anni or sono, una manciata di nanosecondi, nell'ampiezza smisurata del tempo cosmico. In questo cielo, abbiamo avuto modo di cogliere nelle terzine del primo canto, splende un sole che illumina le pendici del colle su cui l'agens vorrebbe salire, non ne fosse impedito dalle tre fiere. Poi gli eventi precipitano, il tempo passa, ed è ormai sera quando all'inizio del II canto un agens molto preoccupato di quello che lo attende, si rivolge a Virgilio per essere rassicurato sul senso della missione. Dal momento in cui ha davvero inizio il cammino, ossia dalla fine di questo II canto che ci ha condotti al termine di una giornata, non vedremo più il sole: il viaggio, per i rimanenti trentadue canti, si svolge interamente nel sottosuolo, in un baratro a forma di imbuto (si restringe sempre di più, anche se resta di dimensioni smisurate e ospita un numero altrettanto smisurato di anime), che si spalanca nel sottosuolo della città santa per eccellenza e che è stato prodotto da un evento metafisico originario. Quest'ultimo è parte integrante della topografia inventata da Dante per ambientare la sua Commedia e coincide con la cacciata dal cielo dell'angelo ribelle, l'angelo più bello di tutti, Lucifero, il portatore di luce, da parte di Dio che punisce così la sua arroganza. Pur essendo stato dotato di virtù superiori a tutti gli altri, invece di manifestare riconoscenza al creatore, Lucifero osa sfidarlo per essere come lui. La caduta di Lucifero, scagliato dall'alto dei cieli, avrebbe quindi prodotto il baratro infernale e, concatenato, anche l'evento geologico dell'emersione nell'emisfero australe del monte-isola del purgatorio, esattamente agli antipodi di Gerusalemme. Proprio al centro della Terra è conficcato Lucifero medesimo, il gran vermo come lo definisce qualche volta l'auctor, e la fuoriuscita dall'inferno di Dante e Virgilio avviene per via dia una capriola, che permette loro di affiorare dalla parte giusta nell'altro emisfero, sulla spiaggia dell'isola del monte purgatorio, dove rivedranno di nuovo le stelle (ultima parola di ogni cantica) e anche il sole, dato che il purgatorio è soggetto al tempo terrestre. Vista la posizione di questo regno, appare a questo punto evidente perché, in merito al colle che l'agens tenta di scalare all'inizio del viaggio, non si possa che parlare di un miraggio del purgatorio medesimo, che non potrebbe assolutamente trovarsi in quel punto.
Proseguendo in questa descrizione a grandi linee, il cosmo dantesco prevede che la Terra sia situata al centro dell'universo (visione tolemaica) e che intorno a essa ruotino nove cieli, corrispondenti ad altrettanti pianeti (con una certa confusione nella definizione dei medesimi, dato che nell'elenco compare la Luna, alcuni pianeti, il Sole e poi le Stelle Fisse). La rotazione dei cieli, però, ci interessa in quanto rappresenta una traduzione visiva di quello che Aristotele/Tommaso (visione tomistica) riteneva essere il modo in cui il movimento si propagherebbe nell'universo a partire da un motore immobile (Dio) che trasmette il movimento ai cieli, partendo dal più veloce al più lento, quello che circonda la Terra. Il cielo più alto, ma anche il paradiso nel suo insieme, rappresenta l'empireo, dove hanno sede Dio e tutti i beati. I regni ultraterreni, quindi, sono tre: due si trovano dentro/sulla Terra, il terzo al di sopra di essa. Inoltre due regni sono eterni (l'inferno e il paradiso) mentre uno è temporaneo, il purgatorio, destinato a esaurirsi dopo il giudizio universale, quando Dio deciderà definitivamente dannati e beati, e tutti quanti recupereranno le loro spoglie mortali, per tornare a essere quell'unione compiuta di anima e corpo (teoria della resurrezione dei corpi) che si denomina sinolo nel linguaggio dell'aristotelismo.
Inferno, purgatorio e paradiso sono al loro interno suddivisi. Tale suddivisione, adattata alle specificità del luogo (lo vedremo in seguito) risponde a esigenze didascaliche: l'agens compie un viaggio nel mondo ultraterreno che coincide con una missione, al culmine della quale si colloca un messaggio di salvezza. Si tratta di un percorso di apprendimento, di un viaggio iniziatico, che prevede di conoscere fino in fondo il peccato (in tutte le sue possibili manifestazioni), le vie della purificazione e infine la glorificazione delle virtù. Le divisioni interne dei tre regni servono quindi a rendere più chiaro e comprensibile quello che è bene apprendere per evitare la dannazione e accedere alla beatitudine. L'inferno si presenta quindi suddiviso in 9 zone, dette cerchi, che comprendono: un antinferno, il limbo (I cerchio) e successivamente altri 8 cerchi distinti in quelli dedicati ad alcuni dei peccati capitali (lussuria, golosità, avarizia e prodigalità, iracondia e accidia), all'eresia, alla violenza, alla fraudolenza e al tradimento. Il purgatorio, data la forma di monte che s'innalza su un'isola, dopo una parte di antipurgatorio che corrisponde alla spiaggia, è suddiviso in cornici, in numero di 7, coincidenti con i peccati capitali, disposti in ordine inverso rispetto all'inferno (quindi dal più grave al meno grave: superbia, invidia, iracondia, accidia, avarizia e prodigalità, golosità e lussuria). Infine il paradiso, data la struttura a sfere concentriche, predispone all'incontro con anime raggruppate nei nove cieli per via della loro virtù prevalente, con l'unica eccezione del primo cielo, quello della Luna, che ospita anime che sono venute meno ai voti a causa di una costrizione esterna.
4) Il limbo, nel quale si entra non appena l'agens si riprende dallo svenimento durante il quale avviene il passaggio del confine metafisico (l'Acheronte, evento esoterico), è il luogo in cui Virgilio è dannato e dove dovrà tornare appena concluso il suo servizio di guida nell'aldilà affidatogli da Beatrice per la salvezza di Dante. Grazie alla conoscenza che stiamo facendo in questo stesso periodo della letteratura d'amore cortese, la parola servizio suona particolarmente significativa, ricordando tutto quello che i cavalieri (ad esempio Lancillotto dell'ormai a voi noto roman cortese) sono disposti a fare per la domina di cui sono innamorati. In questo caso a essere servizievole è però un uomo, o l'ombra di un uomo, ossia Virgilio maestro di color che sanno, fonte della scienza e conoscenza per il suo allievo Dante. Il momento è particolarmente delicato: Virgilio conduce Dante (destinato alla salvezza che lo renderà definitivamente separato da lui, il quale resterà invece eternamente nell'inferno) nel suo territorio, e forse per questo è tutto smorto, come si legge al v. 14. All'agens preoccupato da questa manifestazione che interpreta come paura, Virgilio spiega che si tratta di pieta, che prova evidentemente per sé e per tutti quelli che si trovano in questa parte specifica dell'inferno. Di questo sentimento abbiamo già sentito parlare diverse volte, accompagnato dall'avvertimento di non lasciarsene impadronire, dal momento che può mettere in dubbio addirittura la giustizia divina, facendo evidentemente vacillare la fede. Il poema dantesco, non smetterò mai di sottolinearlo, lungi dall'essere solo un sistema rigido e dottrinale, un monumento alla fede nell'interpretazione medievale della medesima, ospita al suo interno una quantità pressoché infinita (che è consentito a ogni lettore identificare) di interpretazioni umane, ovvero soprattutto di dubbi, di contraddizioni, prime tra tutte quelle che scaturiscono dal conflitto permanente fra ragione e sentimento. Nel caso specifico, si tratta di accettare che una dura sentenza del giudice divino abbia decretato per persone come Virgilio, che hanno condotto un'esistenza secondo le quattro virtù cardinali (prudenza, fortezza, giustizia e temperanza) ma non secondo quello teologali (fede, speranza e carità), che non potevano conoscere perché vissuti prima di Cristo, l'inferno per l'eternità. Leggeremo questo canto alla luce di tale percezione (quella di un'aleggiante ingiustizia di fondo) alla quale l'agens non deve lasciare troppo spazio, ma che l'auctor si premura invece di delineare in tutta la sua potenza poetica: inventa infatti per questi abitanti del I cerchio un ambiente per nulla infernale, addirittura piacevole, una sorta di ritaglio di paradiso nel cieco mondo dove il sole tace, ma riesce pur sempre a brillare la luce della ragione.
Nel V canto, vedremo, si passa nel II cerchio, dove sono invece puniti con rigore (non c'è luce e non c'è pieta per loro) i lussuriosi. Tuttavia, e qui si manifesta l'analogia tra i due canti che voglio proporvi preliminarmente, anche nel caso di questi peccatori (solo due di loro, in verità) l'auctor crea una sorta di parentesi paradisiaca, assumendosi la responsabilità e il diritto (che gli proviene dal magistero poetico, è evidente) di regalare a dei dannati qualcosa che contribuisce ad alleviare (è mai possibile?) la pena infernale giustamente inflitta loro. Nel canto, infatti, due anime dannate, quella di Paolo e Francesca, perdutamente innamorati l'uno dell'altra (e l'avverbio ha in sé tutto il senso pregnante e tragico che il contesto infernale gli garantisce) sono unite nella pena, subiscono cioè un contrappasso che le lascia insieme e avvinte, pur nella terribile punizione loro inflitta. Unici (o quasi) in tutto l'inferno, invece di patire in maniera solitaria (come dev'essere, dato che la dannazione comporta anche questa dannata solitudine) patiscono insieme realizzando una specie di sogno romantico ante litteram, quello di non lasciarsi mai, di vivere (morire) d'un unico amore. Come non pensare che, anche nel loro caso come in quello appena accennato di Virgilio, si tratti di un omaggio di colui che ha osato scrivere come Dio...
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