LEZIONE CONCLUSIVA STORIA - EVENTI SALIENTI DAL I secolo a. C. all'inizio del medioevo
La storia è l'ultimo tassello della mia serie di lezioni conclusive e, prima di lasciare che a prevaricare sia un'esigenza didascalica, di cui lascerò traccia in questo post, mi abbandono a una suggestione, che proviene dall'ultimo argomento trattato insieme. Intendo quell'evento deflagrante e potenzialmente rivoluzionario che prende il nome di una forma di religiosità destinata a un futuro millenario e a incarnarsi in forme storiche potenti.
I primi passi del cristianesimo, per non dire quelli di colui che gli dà il nome, si muovono in contrade polverose, desertiche, in città sotto il giogo di una dominazione straniera e estranea, dove le élites dei sacerdoti (quelli giudaici, ebrei) si mantengono ipocritamente in equilibrio fra le insofferenze del popolo e le imposizioni romane. Sono primi passi che iniziano a essere documentati tardivamente e sui quali si addensano, nei millenni ormai, nubi di oblìo e di mistificazione. Alla ricerca del Cristo storico, più ancora che a quella del tempo perduto, si sono lanciati in tanti, anche in tempi recenti. I suoi tratti restano comunque sfuggenti, come può documentare l'iconografia, a somiglianza di quelli di un soggetto mitico nel senso più ampio e, possibilmente, lusinghiero del termine. A dimostrazione di questa mitizzazione, il fatto che anche spiriti laici, agnostici o atei, rendano Cristo un soggetto rivoluzionario passibile di essere per questo apprezzato o, viceversa, vituperato. Nel farlo ne ammettono automaticamente l'esistenza storica, quanto meno sotto forma di condensazione di un pensiero che si è fatto carne non tanto nel senso teologico del termine (quello istituito dal credo niceno) ma in quello ideologico: seppur Cristo non fosse il figlio del Dio degli Ebrei, ma uno dei tanti predicatori, profeti o pseudotali (se il distinguo ha un senso e essere profeti significa qualcosa), tuttavia la religione denominata cristianesimo è nata, a un certo punto, e esiste tuttora, per milioni di persone che si dicono cristiane e credono in tutto quello che le scritture, i vangeli, raccontano a proposito di questo soggetto. Ma, tornando agli atei e agnostici, il titolo di rivoluzionario attribuito a Cristo si riferisce in particolare a una componente sovversiva del suo pensiero profondo, quello che non sempre viene valorizzato in sede istituzionale, la quale si nutre di prediche conformiste, ma che ha percorso i secoli, dai medievali ai moderni fino a oggi. Non mi riferisco ora solo a quello che abbiamo scoperto insieme attraverso le parole di Canfora, ma a un dato iniziale connesso con la predicazione di lui ancora vivente, e che viene evocato nei Vangeli sinottici alla stessa maniera. Cristo chiama uno a uno i suoi discepoli sottraendoli alle loro famiglie, al loro lavoro, ai loro impegni quotidiani. Li chiama a sé per farne i collaboratori in un progetto che via via assume connotati sempre più ampi, allargandosi in direzione addirittura della salvezza di tutta l'umanità. I discepoli, anzi, gli apostoli (inviati, messaggeri), si sa sono 12. Val la pena passare dal primo al secondo termine perché lì risiede l'essenza di una differenza importante. I 12 non sono solo chiamati a imparare (da discepoli) ma devono diventare parte attiva ossia trasmettere il pensiero divino che il loro riferimento, Cristo, addirittura incarna. L'operazione è senz'altro, in sé, una rivoluzione. Nel senso che trasforma in qualcosa di completamente diverso tutto quello che era prima. Non ho più padre né madre, né moglie né figli, né mestiere né doveri sociali ma sono un apostolo di Cristo. Questo è l'atto rivoluzionario che si pone al principio del cammino polveroso di cui parlavo all'inizio. Sotto questo profilo si tratta già di un'apocalisse, ossia di una rivelazione. E' possibile vivere in un modo completamente differente da quello contemplato dagli ordinamenti umani così come si sono più o meno radicalizzati nel tempo. E' possibile cambiare lasciando alle spalle tutto quello che è stato. Io sento, laicamente, in queste parole risuonare non un invito messianico ma un'esortazione a non credere che esista sulla Terra qualcosa di definitivo. L'immortalità appartiene alla sfera dell'inesistente, è immortale solo ciò che non esiste, mentre ciò che è mortale muta. Mi viene da pensare, allora, che in questa figura forse storica e sicuramente oggetto di un culto fideistico millenario si addensi un'idea alla quale l'umanità intera potrebbe pensare quando sia sul punto di arrendersi a quello che accade, ad esempio a una deriva culturale, economica, civile, sociale, ambientale rispetto alla quale non sembrino esserci a disposizione antidoti: l'idea che il cambiamento del mondo, ove sia auspicabile, passi attraverso il cambiamento della propria prospettiva sul mondo. Come mostrerà Dante alla fine del passaggio attraverso l'inferno, per uscire dalle tenebre è necessario fare una capriola, mettersi a testa in giù. E' solo così che si torna a riveder le stelle, come recitano per tre volte gli ultimi versi di ogni cantica della Divina commedia.
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- Da Cesare manipolatore a Ottaviano Augusto padrone del mondo: il primo scrive i Commentarii de bello Gallico e i Commentarii de bello civili per giustificare due operazioni compiute a vantaggio di Roma (quel corpo unico che comprende il senatus populusque romanus), ma anche per edificare un potere personale che la res publica non cerchi di espellere, come invece accadrà per mano dei cesaricidi Bruto e Cassio nel 44 a. C. Quanto a Ottaviano Augusto, scrive Canfora che egli diventa da sconosciuto a padrone del mondo. Anche se di Augusto autore ci è giunto un solo resoconto – le Res Gestae Divi Augusti, un testo pensato a fini monumentali e celebrativi – in realtà la sua influenza in tal senso fu immensa, non solo attraverso la politica culturale dell’età augustea, ma anche attraverso i Commentarii de vita sua, un’opera in 13 libri che, sulla falsa riga dei Commentarii cesariani, raccontavano l’ascesa di Augusto stesso fino alla guerra cantabrica (attorno al 25 a.C.) e, quindi, i cruciali anni ’40 del I secolo a.C.,
- Ottaviano Augusto edifica il sistema imperiale basandolo sul ruolo del princeps (accumulo di auctoritates e potestates: pontificato massimo, pater patriae, princeps senatus, tribunicia potestas proconsolato), sul consenso politico (ottenuto attraverso il formale rispetto delle tradizioni repubblicane e la promozione del ceto equestre), sul maggior controllo e la migliore amministrazione delle province senatorie e imperiali, la riorganizzazione dell'esercito, un'accorta politica estera basata sul rafforzamento dei confini esistenti (consolidamento a oriente, espansione a settentrione, sottomissione della penisola iberica).
- IN ETA' GIULIO CLAUDIA E FLAVIA (I secolo d. C.): aumenta l'importanza del ceto equestre e dei liberti, diminuisce l'importanza del senato; aumenta il ruolo politico dell'esercito, in particolare della guardia imperiale, i pretoriani (col prefetto del pretorio); entrano i senato elementi non italici (classe dirigente internazionale); nasce la CORTE (sede di decisioni politiche e giochi di potere, si trova a Roma).
- NEL I SECOLO D. C. si consolida il limes (moderato espansionismo), si reprimono rivolte (quella giudaica culmina con la distruzione del tempio di Gerusalemme e diaspora ebraica nel 70 d. C, sotto il comando di Tito).
- DALLA FINE DEL I SECOLO A META' III SECOLO l'ascesa al potere imperiale varia da essere PER ADOZIONE (Traiano, Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio, Lucio Vero: la fase migliore dell'impero quanto a massima espansione territoriale, ottima amministrazione, collaborazione col senato, promozione della cultura; lati negativi: povertà e emarginazione del proletariato urbano, divisione della società in HONESTIORES e HUMILIORES, romanizzazione forzata) o PER VIA DINASTICA (a Marco Aurelio succede Commodo) o PER VOLONTA' DELL'ESERCITO (la dinastia dei Severi).
- DIOCLEZIANO (284-305): riforma amministrativa (DUE AREE: ORIENTE e OCCIDENTE, poi CIRCOSCRIZIONI e DIOCESI) e tetrarchia; riforma fiscale (tiene conto delle persone che lavorano e della superficie della terra) e ereditarietà dei mestieri; rafforzamento dell'autorità imperiale, repressione del cristianesimo, passaggio dal principato al dominato.
- COSTANTINO (306-337): primo imperatore cristiano (conversione personale); emana l'editto di Milano nel 313 (libertà di culto a tutte le religioni), convoca e interviene (cesaropapismo) al concilio di Nicea, nel 325, che definisce l'ortodossia cristiana (conseguenza: la lotta all'eresia ariana), introduce il solidum per combattere la svalutazione, dà impulso ai reparti mobili dell'esercito (comitantes) e istituisce i magistri militum, generali di professione.
- DAL IV AL V SECOLO: gli imperi d'oriente e d'occidente si dividono. Il primo è solido, e sopravvive per altri mille anni, fino al 1453 d.C. (sconfitto dai Turchi di Maometto II), il secondo è in crisi economica, indebolito dalle invasioni, e finisce nel 476. Dopo l'editto di Costantino, quello di TESSALONICA del 380 (Teodosio e Graziano) rende il cristianesimo religione di Stato (dopo il tentativo fallito di restaurare il paganesimo: di Giuliano l'Apostata, 361-363).
- Si formano i REGNI ROMANO BARBARICI: sono caratterizzati o da una netta separazione vincitori/vinti (Vandali in Africa, vincitori funzioni politico militari, vinti amministrazione statale) o da integrazione e ricerca di compromesso (franchi in Gallia, ostrogoti in Italia). Due problemi: diritto e religione. Riconoscono l'autorità dell'IMPERATORE D'ORIENTE (i sovrani dei regni romano-barbarici si considerano DELEGATI (l'ostrogoto Teodorico, 454-526, educato a Bisanzio, sogna di rendere Ravenna la Costantinopoli d'occidente)
- GIUSTINIANO nel 528 incarica una commissione di giuristi presieduta da Triboniano di redigere quello che diventerà il CORPUS IURIS CIVILIS
- Paolo Diacono è uno storico dell'VIII secolo d.C. (720-799, autore della Historia Langobardorum), al quale si devono alcune informazioni sull'evento epocale della discesa fino all'Italia dei longobardi (che già fonti latine precedenti indicavano come i più barbari dei barbari) nel fatidico anno 568 d. C.
- Originari della Scandinavia, nominati per la prima volta in fonti latine del I secolo d. C. (longobardi, di etimologia discussa, può significare uomini dalla lunga barba oppure dalle lunghe lance) si stanziarono per cominciare lungo il corso dell'Elba e poi, spingendosi verso sud, in Pannonia (Ungheria). La discesa in Italia nel 568 (la stima degli storici è che fossero fra 100.000 e 200.000 individui, comprese donne e bambini) non era finalizzata a stanziamento definitivo ma a saccheggio, nel caso in cui i territori presi di mira avessero resistito.
- Punto d'arrivo dei longobardi fu il Friuli, poi la pianura padana fino alla Toscana , le zone appenniniche fino a Benevento in Campania. Nel momento in cui divenne chiaro che l'imperatore bizantino (Giustino II, 565-578) non era intenzionato a difendere i territori (troppo costoso per le finanze, che dovevano essere utilizzate per altre difese più ravvicinate al cuore dell'impero d'oriente), essi vennero lasciati ai longobardi.
- Il nuovo assetto prevedeva quindi che Sicilia, Sardegna, Puglia, Calabria, Napoli, Roma e Ravenna con la pentapoli (Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia e Ancona), la costa ligure e Venezia (insediamento lagunare nato proprio in quegli anni per sfuggire ai longobardi) restassero in possesso dei bizantini.
- Longobardia diventa il territorio occupato dai longobardi, mentre Romània la zona intorno a Ravenna ovvero l'esarcato. Si può sostenere che il medioevo inizi con i longobardi, perché solo con il loro avvento si interruppe drasticamente la continuità col passato romano (da ricordare la sudditanza culturale dei primi patrizi alla guida dei regni romano-barbarici).
- Il nuovo assetto instaurato dai longobardi nei territori entrati in loro possesso prevedeva infatti che l'aristocrazia romana non esistesse più e che le proprietà terriere diventassero tutte dei conquistatori. Di qui la decadenza o l'abbandono di città, l'arretramento delle attività artigianali e commerciali e una situazione di bellicosità permanente (da segnalare che il termine guerra, destinato a sostituire bellum nella lingua, è di origine longobarda). Non andava meglio dal punto di vista religioso, essendo anche i longobardi, come già i goti, ariani oppure pagani, e dovette trascorrere un secolo perché si producesse una graduale e comunque conflittuale omologazione del credo a quello stabilito ai tempi di Costantino.
- La suddivisione interna dei longobardi prevedeva le cosiddette fare (da fahren che significa viaggiare, con riferimento alle spedizioni finalizzate al saccheggio), ossia bande, internamente imparentate e obbedienti a un duca. Dalle fare deriva la trasposizione toponomastica fara novarese (e simili) per designare terre in cui si stanziavano. Per guidare una spedizione imponente (come nel caso di quella del 568) si sceglieva un re (in quel caso Alboino) ma il suo potere decadeva una volta conclusa la spedizione, e i duchi erano i veri detentori di potere, almeno in un primo periodo.
- Col tempo, tuttavia, i longobardi tornarono a nominare un sovrano: scelsero Pavia come sede della corte, per quanto il ducato di Spoleto e quello di Benevento continuassero a rimanere forti centri di potere.
- Un nuovo assetto di potere si consolidò con l'elezione come re di Rotari (636-652), che aggiunse la Liguria ai possedimenti longobardi (sottraendola ai bizantini), fissò in forma scritta il diritto consuetudinario longobardo (editto di Rotari promulgato a Pavia nel 643 in latino, con applicazione prevista sui soli longobardi, mentre per gli italici valeva il diritto giustinianeo).
- L'editto di Rotari rispecchia una società fondata sull'agricoltura (caccia e raccolta) e in cui la giustizia è affidata all'ordalìa, ovvero non un procedimento giudiziario ma un duello. Risulta abolita invece la faida (altro termine di origine longobarda) ossia il diritto alla vendetta parentale, sostituita dal guidrigildo, un sistema di pene pecuniarie a entità proporzionata al delitto commesso.
- I longobardi promossero la fondazione di monasteri: Nonantola in Emilia, Farfa in Lazio, San Vincenzo al Volturno in Molise (notevoli le biblioteche e i centri amanuensi deputati alla trascrizione di testi classici). Abati e monaci appartenevano all'aristocrazia longobarda, che esercitava anche così il controllo del territorio (notevoli proprietà agricole erano sempre annesse a queste entità monastiche).
- A Cividale in Friuli (provincia di Udine), dove nacque il citato storico Paolo Diacono, capitale del primo ducato fondato dai longobardi, costruirono il meraviglioso tempietto che da lì prende il nome.
- Mentre i longobardi si insediano in Italia, l'impero bizantino è in crisi: la successione è tornata a essere incerta (né dinastica, né scelta del migliore ma costante negoziazione con i ceti popolari di Costantinopoli, l'aristocrazia, i funzionari di corte, i vertici della chiesa); il confine balcanico è insidiato da popolazioni turche (gli àvari, poi gli slavi), quello orientale dai persiani. Nel 610 avviene lo sfondamento del confine da parte persiana e la conquista di Siria e Egitto (col sostegno degli ebrei, che preferivano il nemico storico all'imperatore bizantino cristiano e intollerante verso di loro). Subito dopo però viene patteggiato un ristabilimento dei confini precedenti (nel 628), mentre la situazione sui Balcani resta problematica e peraltro incombe, a pochi anni di distanza, l'imponente conquista araba.
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