PIANIFICAZIONE DEL LAVORO SUI CAPITOLI XI-XVII DEI PROMESSI SPOSI
- Il sistematico connubio fra potere e ricchezza ovvero gli arroganti hanno (quasi) sempre la meglio. chiara g nicolo' de filippo
- Gli esseri umani fra intelligenza e stoltezza. aurora vittoria
- Preferiamo spiegazioni razionali o irrazionali? Fake e teorie del complotto. stefano giorgio
- Quel che non si sa si inventa. rebecca beatrice isabella
- L'individuo e la folla: questioni di moralità (e d’indipendenza). chiara des Sveva
- La seduzione del potere e dei potenti vincenzo edoardo manuel
- Ma c'è la provvidenza (ovvero: chi pensa a noi)? Pietro Niccolò
Sono 7 temi attivati dalla lettura, in particolare ma non solo, di questi capitoli. Si possono sia trattare a coppie, sia proporre individualmente anche in rese multiple (realizzare più d'uno un medesimo tema senza comunicare cosa si voglia fare).
L'esposizione deve durare 10' e in ogni caso è obbligatorio dal testo manzoniano passare alla contemporaneità. Come sempre esemplifico.
MODELLO (a partire da un tema non inserito fra gli 8)
Il torto non c'è che farlo o patirlo
Introduzione con riferimento preciso alla storia
Una notte del 1600, epoca della dominazione spagnola, in un paesino nei pressi del lago di Como, un curato (un povero curato a essere precisi e a voler citare il Manzoni che ha inventato l'umoristico personaggio) viene praticamente assalito in casa sua da una coppia di promessi sposi, accompagnati da testimoni, per estorcergli delle nozze che lui (poverino) non poteva celebrare, dal momento che se l'avesse fatto ne sarebbe andata della sua vita. Era infatti stato minacciato dal signorotto del paese, un delinquente protetto dalla legge di nome don Rodrigo, da parte sua intenzionato a rapire la sposa promessa e a farne quello che gli avrebbe dettato il capriccio del momento. L'assalto non riesce, sventato da una mossa astuta del curato che impedisce a Lucia di pronunciare la formula del rito e completare la cerimonia improvvisata, ma ottiene per lo meno l'effetto (non previsto) di sventare il rapimento della fanciulla da parte dei bravi, che trovano la sua casa deserta. Un caso del genere pone di fronte a un terribile dilemma: teoricamente ad avere ragione originariamente sono due promessi sposi, che cercano di rimediare al sopruso inflitto loro di non volerli unire in matrimonio per non ostacolare i progetti scellerati di don Rodrigo. Eppure, l'atto in sé di entrare in casa di don Abbondio a sera tardi e senza il suo permesso (crede di aprire a Tonio e a Gervaso, non si aspetta che dietro di loro ci siano Renzo e Lucia) è senz'altro a sua volta deprecabile. Si tratta di una violenza, per quanto escogitata per reazione ad una precedente violenza.
Sviluppo con attualizzazione
Quando si subisce un sopruso, come nel caso di Renzo e Lucia, si aprono per cominciare due strade: reagire muovendosi sullo stesso piano oppure assumere una posizione davvero alternativa. Ciò vale per le relazioni singole quanto per quelle che si situino su un piano collettivo. Scelgo di trattare il piano delle relazioni singole ovvero private, entrando nel merito di vicende documentate dalla cronaca. Il torto non c'è che farlo o patirlo, come scrive Manzoni in uno dei suoi momenti di massimo pessimismo esistenziale (la citazione è tratta dalla tragedia Adelchi), dividendo chiaramente l'umanità in due gruppi distinti: per comodità, e per avvicinarci a una questione attuale, potremmo identificarli come bulli e bullizzati. La cronaca è piena di casi del genere e a questo punto ne documento brevemente uno. [ci si può servire di materiali vari, facendo riferimento a cronaca giornalistica, romanzi, film, serie].
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