PROMESSI SPOSI CAPITOLO XI

  Capitolo XI

Cosa accade in sintesi (funzionale a questioni sulle quali concentreremo l’attenzione e, forse, altre scelte di messa in scena). Selezione di passi che inserisco nel discorso.

  • L’impresa organizzata per la notte precedente è la più grossa e la più arrischiata a cui il valentuomo avesse ancor mosso mano.
  • quel tangheroquella vecchia, il frate, la giustizia: sono come gente perduta sulla terra, non hanno neanche un padrone: gente di nessuno. Via, via, niente paura.
  • il viso più umano qui son io, per bacco... che dovrà ricorrere a me, piegarsi ella a pregare; e se prega.... 
  • il Griso depose in un angolo d’una stanza terrena il suo bordone, depose il cappellaccio e il sanrocchino, e come portava la sua carica, che in quel momento nessuno gl’invidiava, salì a render quel conto a don Rodrigo. Questi l’aspettava in capo della scala; e vistolo apparire con quella goffa e sguaiata presenza del birbone deluso, “ebbene”, gli disse, o gli gridò: “signor spaccone, signor capitano, signor lasci-fare-a-me?”“L’è dura,” rispose il Griso, restando con un piede sul primo scalino, “l’è dura di riscuoter dei rimproveri, dopo aver lavorato fedelmente, e cercato di fare il proprio dovere, e arrischiata anche la pelle.  
  • tosto fece la sua relazione di ciò ch’egli aveva disposto, fatto, veduto e non veduto, inteso, temuto, riparato; e la fece con quell’ordine e con quella confusione, con quella dubbiezza e con quello stordimento che dovevano per forza regnare insieme nelle sue idee.
  • Con tutti questi brani di notizie, messi poi insieme e uniti come si suole, e con la frangia che vi si appicca naturalmente nel cucire, v’era da fare una storia d’una certezza e di una chiarezza più che comunale, e da esserne pago ogni intelletto più critico. Ma quella invasione dei bravi, accidente troppo grave e troppo romoroso per esserne lasciato fuori, e del quale nessuno aveva una conoscenza un po’ positiva, quell’accidente era ciò che più rendeva la storia scura e ingarbugliata. Si mormorava il nome di don Rodrigo: in questo tutti andavan d’accordo; nel resto tutto era oscurità e dissenso.
  •  Una delle più grandi consolazioni di questa vita è l’amicizia, e una delle consolazioni dell’amicizia è quell’avere a cui confidare un segreto. Ora, gli amici non son divisi per coppie come i coniugi; ognuno, generalmente parlando, ne ha più d’uno: il che forma una catena, di cui nessuno potrebbe trovare il capo. Quando adunque un amico si procura quella consolazione di deporre un segreto nel seno d’un altro, dà a costui la voglia di procurarsi la stessa consolazione alla sua volta. Lo prega, è vero, di non dir nulla a nessuna; e una tal condizione, chi la prendesse nel senso rigoroso delle parole, troncherebbe immediatamente il corso delle consolazioni. Ma la pratica generale ha voluto ch’ella obblighi soltanto a non confidare il segreto che ad un amico egualmente fidato, e imponendogli la condizione medesima. Così d’amico fidato in amico fidato, il segreto gira e gira per quella immensa catena, tanto che giunge all’orecchio di colui o di coloro a cui il primo che ha parlato intendeva appunto di non lasciarlo giunger mai. 
  • Renzo medesimo, per dirla, lavorava di cuore a servirlo in un modo ben più certo e più speditivo di tutti quelli che il dottore avrebbe mai saputi divisare.
  • con un corpaccio smisurato, e due braccia allargate che parevano sostenerlo a fatica, e avevano figura di due manichi curvati dal collo alla pancia d’un’anforaccia; e di sotto a quel corpaccio uscivano due gambe nude fin sopra il ginocchio, che procedevano barcollando. Renzo guardò fiso e vide quel gran corpo essere la gonnella che la donna teneva rivolta in su, con entro farina quanta ve ne poteva capire, e un po’ davvantaggio; tanto che tratto tratto ne svolava pur via un qualche spolvero. A quel punto non ci sono più dubbi: egli era giunto in una città sollevata, e [...] quello era un giorno di conquista, vale a dire che ognuno pigliava a proporzione della voglia e della forza, dando busse in pagamento. Per quanto noi desideriamo di far fare buona figura al nostro povero montanaro, la sincerità storica ci obbliga a dire che il suo primo sentimento fu di compiacenza.   

TRE TEMI

  • L’anarchia del potere e il suo sistematico connubio con la ricchezza.  

  • La semplice complessità delle relazioni umane. 
  • Il conflitto fra la morale individuale e quella collettiva.  

Per il tema n° 1 il materiale è rappresentato dai pensieri di don Rodrigo che attende il ritorno dei bravi dal rapimento.  

Per il tema n° 2 dalla modalità di diffusione dei segreti nel microcosmo del villaggio. 

Per il tema n° 3 dalle reazioni di Renzo all’ingresso in una Milano preda dei tumulti di San Martino.  

DOMANDE PER DISCUTERE 

In che senso si può sostenere che il potere sia anarchico? Per poterne parlare occorre prima definire. E definire nel contesto.  

Amicizia e segreti: come si possono stabilire connessioni tra i due termini? 

Come si definiscono rispettivamente una morale individuale e una collettiva?  

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