LA RIVOLUZIONE RIUSCITA - ETA' AUGUSTEA
L’età augustea ovvero la rivoluzione riuscita pp. 22-39 del II volume
Il problema degli eredi: si tratta di capire chi raccolga l’eredità di Cesare, che è senz’altro a doppio taglio (Cesare ha vissuto di un grande consenso, ma è anche stato ucciso da diversi congiurati: il suo progetto di dittatura costituzionale non è apprezzato da tutti, evidentemente.
Gli eredi dichiarati sono due: Antonio (luogotenente in Gallia, fedele di lunga data, apprezzato dal popolo, sui sentimenti del quale riesce a fare leva) e Ottaviano (pronipote, che Cesare nel testamento adotta; è appena tornato da una spedizione contro i parti, incaricato dal dittatore prima di morire, e viene subito accolto positivamente dai legionari suoi veterani, anche perché, come il padre adottivo, li ricompensa molto generosamente).
Agli ottimati non piace nessuno dei due, ma ritengono Ottaviano (che ha solo 19 anni) il meno pericoloso e si concentrano su Antonio per eliminarlo. Cicerone scrive contro di lui le sue Filippiche, modellate sin dal titolo su quelle di Demostene contro il sovrano macedone Filippo II). Si determina a questo punto un casus belli: Antonio mira a ottenere, alla scadenza del consolato, il governo della Gallia Cisalpina, che però è assegnata a Decimo Bruto, uno dei cesaricidi, che si rifiuta di cedere e si rinchiude con le legioni entro le mura di Modena. In appoggio a Decimo Bruto, e contro Antonio, si pone il senato, che invia truppe regolari guidate da Ottaviano, il quale nel 43 vince Antonio: costui si salva e scappa con molte forze militari, mentre muoiono i due consoli fedelissimi di Cesare (si sospetta ancora oggi di Ottaviano, che in effetti anche grazie a quelle morti rimane solo sulla scena).
Nell’estate del 43 una delegazione dell’esercito chiede al senato di nominare console Ottaviano. Al rifiuto, Ottaviano oppone il suo varco del Rubicone: marcia su Roma e un’assemblea straordinaria del popolo lo elegge console a 20 anni (invece che 43, secondo le regole sillane ancora mantenute).
Ottaviano spiazza tutti: chiede di allearsi con Antonio e con Lepido, altro cesariano: il suo piano è quello di ricompattare i fedeli di Cesare. Stringono un patto triumvirale che, a differenza di quello del 60, trasformano in magistratura quinquennale con compiti di riforma dello Stato.
Primo atto: le liste di proscrizione per eliminare i cesaricidi (Cicerone, Bruto, Cassio sono le vittime illustri). Il culmine è la battaglia di Filippi nel 42, vinta dai triumviri (tranne Sesto Pompeo, che continua a combattere in modo piratesco, finché non viene eliminato da Vipsanio Agrippa, generale molto amico di Ottaviano).
Nascono però nuovi problemi, in relazione ai donativi ai veterani e alle espropriazioni di terre necessarie per promuoverli. Ottaviano ha la meglio sui rivoltosi, e i triumviri si spartiscono zone d’influenza: Ottaviano l’occidente, Antonio l’oriente, Lepido l’Africa. Antonio sposa la sorella di Ottaviano Ottavia.
Per dieci anni la situazione si mantiene abbastanza stabile, ma il tempo lavora contro Antonio che in Oriente non riesce a vincere i parti, e soprattutto si lega a Cleopatra . Ottaviano volge del tutto a suo favore, intessendo anche propaganda e false notizie, questo sbilanciamento di Antonio verso oriente.
Si arriva a un inevitabile scontro finale nel 31 al largo di Azio, sulla costa dell’Epiro (Albania meridionale, Grecia settentrionale). Antonio e Cleopatra, dopo la sconfitta, si rifugiano ad Alessandria dove, inseguiti da Ottaviano, si suicidano. Lepido morirà di vecchiaia vent’anni dopo, e Ottaviano annette l’Egitto all’impero. Ottaviano è il dominatore a Roma, e lo sarà fino al 14 d.C.
ANALISI DEL POTERE AUGUSTEO: quasi un ossimoro
Il risultato degli ultimi eventi è senz’altro quello di rendere Ottaviano dominatore della scena politica. La vicenda di Cesare gli ha però insegnato molto: che occorre presentarsi, non necessariamente essere, un restauratore della res publica romana.
Ottaviano si presenta come un pacificatore (porta la PAX AUGUSTA)
Organizza un’efficace propaganda in tal senso: nelle Res gestae (opera storica autobiografica redatta negli ultimi anni di vita) associa la pace alla vittoria su tutti i nemici (è un messaggio ideologico): quindi la pace non è in antitesi con la guerra, ma le guerre sono una conditio sine qua non della pace (si può avere la pace solo se si prevale nelle guerre, in tutte le guerre). Di qui l’altro motto: risparmiare i sottomessi, abbattere i superbi.
Il potere che Ottaviano edifica, assumendo contenuti delle cariche repubblicane, ha la caratteristica di mantenere l’impalcatura della res publica istituendo un impero.
Nel 23 a.C. assume la TRIBUNICIA POTESTAS a vita (sacralità della persona, inviolabilità e diritto di veto); nel 12, alla morte di Lepido, il PONTIFICATO MASSIMO (potere religioso), che è una carica a vita di per sé, detenuta fino alla morte del pontefice medesimo; PRINCIPE DEL SENATO , CONSOLATO fino al 23, ma poi esercita comunque il controllo sull’operato dei consoli e sui candidati; i suoi titoli sono AUGUSTUS, nel 27 a. C., (colui che ACCRESCE, protetto dagli dei), PATER PATRIAE nel 2 a. C. (come un pater benevolo ma provvisto di assoluta autorità). Nelle provincie detiene il proconsolato maius et infinitum, con un potere superiore a tutti i governatori.
Roma è un impero di fatto, ma Ottaviano mantiene la forma della res publica, privata tuttavia della sua caratteristica originaria, consistente nell’equilibrio e nella spartizione del potere.
Il sistema delle provincie, assegnate a governatori e soggette a regimi differenziati, viene mantenuto. La recentemente acquisita provincia d’Egitto diventa proprietà diretta del princeps (granaio di Roma) e affidata a un prefetto appartenente alla classe dei cavalieri.
La composizione della classe dirigente viene ritoccata da Ottaviano: il ceto equestre riceve riconoscimenti che non aveva mai avuto prima (la carica di prefetto d’Egitto è riservata a loro). Augusto si occupò anche di creare un efficiente apparato burocratico e di dotare l’impero ormai vastissimo di strutture amministrative efficienti. Anche l’esercito viene riorganizzato, riducendo il numero delle legioni, che nel periodo del triumvirato era elevatissimo, a 28, rendendo il servizio volontario e mantenibile per 20 anni al massimo. Oltre alle legioni erano previste truppe ausiliarie di provinciali, che componevano le coorti di fanti e le ali di cavalieri. La ricompensa per loro comprendeva l’ottenimento della cittadinanza. A Roma istituisce il reparto speciale dei pretoriani, sotto il controllo del prefetto del pretorio, pagati di più di tutti i legionari.
In politica estera Augusto lavora in direzione del consolidamento dei confini: verso la penisola iberica, per sedare ribellioni delle popolazioni locali; lungo il confine settentrionale contro le tribù germaniche, fino al Danubio e alla Pannonia (Ungheria attuale). La Germania mette a dura prova le legioni: nel 9 d. C. avviene la grande disfatta nella selva di Teutoburgo, dove Arminio batte i romani che per sempre rinunceranno a conquistare quei territori. Infine a Oriente, con i parti tende a patteggiare, piuttosto di attaccarli frontalmente.
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