DINASTIA FLAVIA (Vespasiano) - DOMANDE PER LE INTERROGAZIONI PROGRAMMATE

Corrispondenza con il libro di testo: pp. 61-81

VESPASIANO

Nel 69 d. C. , dopo un periodo di incertezza e quasi vacanza di potere seguito alla morte di Nerone, sale al potere Vespasiano, destinato a mantenerlo fino alla morte nel 79. 

IL GENERALE

La sua fama di generale è in particolare fondata sul ruolo avuto nella repressione della rivolta giudaica sotto Nerone, nel 66. Una setta giudaica, quella degli zeloti, il cui profilo, nella descrizione dei Romani, era quello di integralisti predisposti alla violenza e alla liberazione del territorio dalla dominazione imperiale, sobilla la popolazione e riesce a ottenere che la guarnigione romana di stanza a Gerusalemme, benché appoggiata da truppe esterne, venga cacciata. Vespasiano, la cui fama di ottimo generale risale ai tempi di Claudio e alla conquista della Britannia, si occupa di riprendere il controllo territoriale, affidando poi, una volta assunto il potere imperiale, al figlio Tito (imperatore a sua volta dal 79 all'81) il compito di completare l'operazione. L'episodio culminante è  l'assedio della fortezza di Masada (sponda occidentale del Mar Morto), dove le legioni guidate da Tito assaltano gli ultimi resistenti zeloti, che riconosciuta imminente la sconfitta si danno reciprocamente la morte; anche la città di Gerusalemme, e il tempio, subiscono l'assalto delle legioni, che radono al suolo la città: inizia così, nel 70 d. C. la diaspora ebraica, mentre del tempio non resta che il muro del pianto, luogo di preghiera degli ebrei osservanti. Anche nei decenni successivi continuano rivolte in questo territorio devastato: segnalo solo quella che avviene nel 132, sotto un imperatore celebrato per la sua cultura e le sue opere, Adriano, per volontà del quale agli ebrei viene proibito di praticare la circoncisione ai bambini e imposto di ricostruire Gerusalemme come città romana sostituendo al culto ebraico quello di Giove capitolino.

LE ORIGINI SOCIALI

La sua ascesa al trono spezza la tradizione precedente, dato che interrompe la successione dinastica (della dinastia giulio-claudia). Vespasiano non appartiene a una famiglia di tradizione senatoria, ma del ceto equestre provinciale (è di Rieti) e, come già sottolineato, arriva al potere col sostegno dell'esercito. Risulta quindi evidente che il ceto equestre ha ormai portato a compimento la sua scalata sociale, si è trasformato in una classe ricca e riconosciuta sul piano politico, al punto da poter accedere persino alla carica imperiale. 

LA LEX DE IMPERIO VESPASIANI del 69

Proprio all'inizio del suo governo Vespasiano associa al potere il figlio Tito (designato    quindi alla successione) e stabilisce quali debbano essere le prerogative del principe: nessun vincolo da parte delle leggi (come accadeva in epoca repubblicana e già con la dinastia giulio-claudia si era visto manifestarsi) ma diritto assoluto di affidare incarichi e magistrature, stipulare accordi e trattare questioni internazionali. La lex de imperio quindi dà consistenza giuridica a quella che era già una prassi manifesta: considerare la funzione di imperatore come una carica del tutto a sé stante e superiore a tutte le altre.

L'AMMINISTRAZIONE DELLO STATO E IL LIMES

Vespasiano amministra oculatamente le finanze dello stato, dopo gli sperperi compiuti, in chiave demagogica, da Caligola e da Nerone, e dà inizio alla costruzione del monumentale anfiteatro flavio, ovvero del Colosseo, portato poi a compimento da Tito. Quanto ai confini, dà inizio alla costruzione di quel limes, una linea fortificata, che verrà portata a compimento nel secolo successivo da Adriano (in Britannia, a metà dell'isola). 

DOMANDE PER LE INTERROGAZIONI PROGRAMMATE

  1. Quale ruolo hanno avuto gli eserciti personali (es. Mario, Silla, Pompeo, Cesare) nella crisi delle istituzioni repubblicane? 
  2. Quale rapporto esiste tra la congiura di Catilina e la crescente emarginazione delle classi inferiori? 
  3. In che modo Cesare utilizza le sue campagne in Gallia per rafforzare il proprio potere politico a Roma? 
  4. Perché l’assassinio di Cesare può essere letto come il fallimento del suo progetto di “dittatura costituzionale”? 
  5. Quali elementi del secondo triumvirato dimostrano una “mutazione genetica” della repubblica romana verso una forma più monarchica? 
  6. Come cambia la figura del dittatore da quella originaria repubblicana a quella instaurata da Silla e poi da Cesare? 
  7. In che modo Pompeo rappresenta un modello di potere personale diverso da quello di Cesare o Crasso? 
  8. Servendosi di quali mezzi e con quali fini la propaganda fu uno strumento essenziale sia per Cesare (con il De bello gallico) sia per Ottaviano (contro Antonio)? 
  9. Nel tardo periodo repubblicano si verificano tanto il  declino dell’autorità del senato  quanto l’emergere di figure carismatiche: tratta entrambi i fenomeni, spiegando quali conseguenze comportino.  
  10. Quali elementi fanno dell’età augustea una “rivoluzione riuscita” rispetto ai tentativi precedenti di riforma istituzionale? 
  11. In quali modi Cesare costruisce il consenso tanto nella fase triumvirale, quanto in quella successiva alla sconfitta di Pompeo? 
  12. In quale occasione si manifesta un conflitto tra modello “orientale” e modello “romano” del potere imperiale? In che modo viene gestito? 
  13. Qual è la portata simbolica del suicidio di Catone Uticense rispetto alla fine della libertas repubblicana? 
  14. In che modo Ottaviano riesce a costruire un potere personale mantenendo però la forma della res publica? Quali strumenti politici e simbolici utilizza? 
  15. Cosa significa che il potere instaurato da  Augusto è "quasi un ossimoro"? Fai in modo che dal tuo discorso emerga chiaramente la questione della differenza fra forma e sostanza. 
  16. Come giustifica Ottaviano il proprio ruolo di pacificatore, e quale ruolo ha la guerra nella sua concezione della pace? Collega il messaggio delle Res Gestae a questa visione. 
  17. Perché la tribunicia potestas e il pontificato massimo erano fondamentali nella costruzione del potere augusteo? Quali significati religiosi e politici vi si intrecciano? 
  18. Quali categorie sociali traggono beneficio dalle riforme di Augusto e in che modo questo rafforza il suo potere personale? Fai riferimento in particolare ai cavalieri. 
  19. Quali sono tutte le  implicazioni del fatto che esista un problema della successione da Augusto in poi?  
  20. In che modo il passaggio del potere a Tiberio rende “ufficiale” il cambiamento di regime? Perché per i contemporanei non era così ovvio come lo è per noi? 
  21. Quale funzione ha il senato nell’età imperiale, soprattutto sotto Tiberio? In che senso rappresenta ancora un potere da tenere in considerazione? 
  22. Che tipo di tensione attraversa il rapporto tra imperatori e senato nel I secolo d.C.?  
  23. Perché autocratismo e populismo sono entrambi nocivi alla compattezza dell’ordinamento imperiale? Esemplifica scegliendo il caso di un imperatore con cui dettagliare il concetto. 
  24. Quali sono i limiti e le contraddizioni del principato di Nerone, soprattutto nella seconda parte del suo regno? In che senso la sua figura incarna il fallimento dell’equilibrio tra imperatore e senato? 
  25.  Perché il 68-69 viene chiamato "anno dei quattro imperatori" e cosa rivela sul ruolo dell’esercito nella politica imperiale? 
  26. Cosa cambia con Vespasiano rispetto alla tradizione dinastica precedente? Che significato ha la sua origine equestre e provinciale? 
  27. Cosa sancisce la lex de imperio Vespasiani e perché è un passaggio chiave nella definizione giuridica del potere imperiale? 
  28. Che ruolo ha, e quali forme precise (anche culturali) ha la repressione della rivolta giudaica nella legittimazione del potere di Vespasiano e del figlio Tito? Quali sono le conseguenze per il mondo ebraico? 
ELENCO

23-24 Isabella Vittoria Aurora Chiara de Sveva Manuel Vincenzo Nicolo' D.  Stefano/ Filippo Rebecca Beatrice Niccolò T. Edoardo Chiara G. 

Giorgio e Pietro 8 maggio 


Commenti